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Zubiani e Bertacchi: Storia di un'amizia di fine Ottocento

Da una parte Ausonio Zubiani di Sondalo che fondò il primo sanatorio italiano, dall’altra il poeta valchiavennasco Giovanni Bertacchi. Fra i due un’amicizia intensa, instaurata a fine Ottocento. E oggi da una parte Carlo Zubiani anch’egli sondalino, che di Ausonio ha tracciato il profilo, dall’altra il valchiavennasco Guido Scaramellini che ha parlato di Bertacchi.
Parallelismo di amicizie e storie quello che si è venuto a creare a Sondalo dove, nell’ambito del programma “Percorsi alpini tra arte storia cultura”, si è tenuta una conferenza che ha parlato dei due illustri personaggi.
Ausonio Zubiani
Ausonio Zubiani, studente a Pavia e fortemente coinvolto, inizialmente, nelle lotte studentesche per la riforma universitaria, era fortemente critico verso i contenuti dell’insegnamento tradizionale ed anche verso la logica capitalistica che teneva in condizioni di miseria e sfruttamento le classi povere. «Ben presto le sole lotte studentesche gli parvero espressione di giovani comunque privilegiati e aderì ai circoli socialisti pavesi frequentati anche da contadini e i lavoratori – ha raccontato Carlo Zubiani -. Nell’ambiente pavese conobbe ed apprezzò l’opera di Luigi Credaro che aveva già trovato affermazione all’università e nell’amministrazione civica, fece conoscenza con Giovanni Bertacchi e soprattutto con un brillante collega di studi, Fabrizio Maffi. Il rapporto con Credaro ebbe un seguito politico tormentato poiché questi si fece in Valtellina interprete del ceto contadino ma non ritenne di poterlo trasformare in “proletariato” come era nella visione di Zubiani».
L’amicizia con Bertacchi
Nel suo impegno politico locale Zubiani trovò collaborazione con il poeta Bertacchi nella promozione della stampa socialista ed anche con Fabrizio Maffi che fu, per un breve periodo medico condotto a Grosio. Le tesi massimalistiche giovanili si trasformarono in Ausonio Zubiani negli anni seguenti: prevalse l’attenzione alla professione medica, alla fondazione del sanatorio di Pineta e all’attività amministrativa nel Comune e nella Provincia. Dal punto di vista politico condivise le tesi di Turati e quindi di Bissolati: fu convinto interventista nella fase precedente la prima guerra mondiale e questa posizione contribuì ad allontanarlo da altri membri del movimento socialista nell’Alta Valtellina.
Il socialismo
Bertacchi era del dottor Ausonio Zubiani. I due erano uniti dall’idea socialista e furono tra i fondatori del periodico socialista “Il lavoratore valtellinese”, che ebbe la sua redazione inizialmente a Chiavenna, poi a Grosio e quindi a Sondrio. Tuttavia il socialismo di Bertacchi fu sempre socialdemocrazia, vicino a Bissolati e a Turati e su questa posizione tornerà anche Zubiani nell’ultima parte della vita, come detto.
Lo storico Scaramellini ha delineato la vita di Bertacchi, peraltro nel 70° anniversario della morte. «Umili le sue origini – ha detto Scaramellini -. Il padre era falegname, la madre esercente di un piccolo negozio di frutta e verdura». A maggior ragione colpisce che, dopo l’uscita delle raccolte “Il canzoniere delle Alpi” (1895), “Poemetti lirici” (1898), “Liriche umane” (1903), “Le malie del passato” (1905), “Alle sorgenti” (1906), “A fior di silenzio” (1912), la fama del poeta si era sparsa in tutta Italia, tanto che nel 1915 fu chiamato «per chiara fama di poeta», senza concorso, alla cattedra di letteratura italiana dell’università di Padova. «Si pensi – ha sottolineato Scaramellini, che ha letto alcune poesie in lingua del Bertacchi, finendo con quella natalizia dialettale “Un momént de nostalgìa” - che delle sue raccolte uscirono per ciascuna fino almeno a 8000 copie, del “Canzoniere” furono stampate almeno 25 mila copie e anche uscirono edizioni non autorizzate né dall’autore né dalla casa editrice, Baldini & Castoldi di Milano. L’avvento del fascismo impose il silenzio sulla sua opera e sulle raccolte che seguiranno, essendo Bertacchi rimasto sempre contrario al fascismo». La sua morte è avvenuta nella casa di cura Villa Fiorita di Brugherio (oggi sede del municipio), assistito dal cardinal Ildefonso Schuster, i funerali non solenni (per volere del fascismo) e la temporanea sepoltura della salma nella tomba Pandini. Solo il 24 novembre 1942 Chiavenna la traslerà nella tomba sotto la rupe, con rilievo dello scultore milanese Enrico Pancera.



di Clara Castoldi

Govanni Bertacchi
Ausonio Zubiani nel suo studio
Il sanatorio
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