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Vecchio 15-08-11, 10:56   #1
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Predefinito Elisabetta Polatti fra emozioni e poesia

«Non ci si mette a tavolino per scrivere poesia, sono cose che emozionano», dice come per scusarsi di quella voce che si rompe quando legge la poesia “Io canterò con te” in cui si parla di coccole e miele. Elisabetta Polatti si è presentata con autentica commozione al centro direzionale di Aprica sabato pomeriggio dove è stato fatto conoscere, dopo il Salone del libro di Torino, il suo primo libro “Il volo delle gru verso le Esperidi”. Dopo i saluti del sindaco, Carla Cioccarelli, ex alunna di Polatti che alle medie di Aprica insegna da anni, è toccato ad Alessandro Bertirotti, antropologo all'Università di Genova e Bologna, introdurre l’autrice, conosciuta su Facebook. «Elisabetta mi ha emozionato – ha detto Bertirotti – e così ho suggerito la pubblicazione con l’editore Mauro Bonanno, un uomo buono che non fa pagare gli scrittori che vogliono pubblicare se vede una cosa bella. E bello è il testo di Elisabetta, il testo di un cambiamento, di una donna che non smette di cercare, che va indietro con la memoria, al padre, al marito con cui ha fatto i figli, al significato della crisi. In questo libro c'è tutto il futuro di una femmina umana. Leggendo i racconti si capisce che ogni cambiamento è un cambiamento verso il miglioramento». La dimostrazione è venuta dal pomeriggio letterario, seguito con attenzione da un nutrito pubblico, dove Polatti e Graziana Azzalini hanno letto alcuni frammenti poetici o estratti di racconti: da “Falco”, versi che inneggiano alla sublimità e alla sommità, ai componimenti dedicati al padre come “L’uomo che parlava agli alberi” un racconto del padre che diceva sempre:«L'istruzione rende signori, il denaro solo ricchi». Sullo sfondo anche i video su cui sono scorse le poesie come “Randagia”. E poi ancora il racconto sull’esperienza a Pavia “Certosa”, “Pulito” sulla visita didattica alla riserva di Pian Gembro. Il pomeriggio ha toccato vari filoni della raccolta dell’autrice che ha affrontato anche i temi legati all’oltre, ad assenza e presenza, tra luce e ombra per concludere con una commovente lode alla vita. «Punta di diamante» di Aprica, come lo ha voluto definire il sindaco, il giovane Davide Ambrosini, studente al conservatorio di Darfo, che ha proposto adeguati stacchi musicali interpretati con particolare passione e meticolosità.
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