«Amica, voi soffrite e siete gravemente inferma. Vi conosco forte, rassegnata e credente. Nondimeno anche il sapere che il pensiero d’un antico amico veglia intorno al vostro letto può esservi caro e darvi un minuto di sollievo. In quel caso sappiatelo. Non ho mai cessato di pensare a voi, di stimarvi ed amarvi come una delle migliore anime ch’io abbia incontrato sulla mia vita. Voi guarirete, spero, ma se anche doveste allontanarvi da noi, voi non dovete temere di quello che gli uomini chiamano morte, e non è che trasformazione. Rivedrete un giorno quelli che amate e che vi amano. Fidate in Dio, nella sua legge e nella vostra coscienza. Date un pensiero anche a me e beneditemi. Io non oso farlo, ma l’anima mia è con voi».
Giuseppe Mazzini nel 1870 scrive queste commoventi parole alla donna della sua vita, Giuditta Bellerio Sidoli, che colpita dalla polmonite muore un anno dopo. Una lettera come le tante, piene di parole gentili e di affetto, che corredano – potremmo dire – la vita e la relazione di Mazzini e di Sidoli, la donna che contribuisce con la sua vita alla definizione ideale di libertà. Di questa eroina, come la chiameremmo oggi, di questo primo esempio di donna emancipata, si parla nel libro “Giuditta Bellerio Sidoli. Vita e amori” di Simonetta Ronco, edito da Liberodiscrivere, e presentato a Ponte in Valtellina.
L'approfondimento qui:
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