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Le calamità del 1987 in Valtellina
di Ezio Maifrè


Genere Storico
Anno pubblicazione 2007
Numero pagine 86
Dimensioni 17x24 cm
Casa editrice Litografia Poletti
Costo 10 euro


A vent’anni dalla tragedia della Val Pola e dalla spaventosa alluvione che si abbatté un modo diverso su tutta la Valtellina mettendola in ginocchio, c’è anche un ricordo – particolare e intenso – che viene da Tirano. E’ stato dato alle stampe “Le calamità del 1987 in Valtellina” di Ezio Maifré, tiranese grande esperto di dialetto e appassionato di storia, che ripercorre le tappe di quella terribile estate. Caratteristica e pregio del libro è la scelta di Maifré di raccontare “dal suo punto di vista” quanto accaduto in quei mesi. Il volume diventa così un ricordo storico – accompagnato da informazioni precise e confermate -, ma anche e soprattutto un ricordo soggettivo ed una rielaborazione personale della sventura del 1987. Si possono, infatti, rintracciare tre filoni durante la lettura del libro che diventano quasi una conseguenza l’uno dell’altro, seppure appaiati nel racconto. Si parte dal filone propriamente storico in cui Maifré ricorda i diversi eventi succedutisi in Valtellina sotto la furia di quello che lo scrittore chiama lo “antico male” della valle. L’acqua, che scese ininterrotta inzuppando terreni e trascinando con sé tutto ciò che l’uomo e la natura avevano posto d’intralcio alla sua corsa, era l’avvisaglia delle catastrofi che i vecchi bene conoscevano. La storia, poi, si intreccia con la poesia (il testo è intervallato da versi poetici «dove non sono riuscito a descrivere i miei sentimenti con la narrazione – dice Maifré -, ho potuto farlo solo con la poesia») e con il filone umano attraverso l’instaurarsi di un vincolo di solidarietà fra i valligiani «mai visto prima – scrive l’autore -. Quella ferita ormai era di tutti, era un pezzo di cuore lacerato in ogni persona e una pietà profonda univa tutta la gente. Impotenti sì, davanti a questa grande calamità, ma non sconfitti. Sconvolti ma non rassegnati, stanchi per le sventure, ma non sconsolati e abbandonati». E dal reciproco aiuto sboccia, fra le righe del libro e nell’animo di Maifré che reinterpreta sentimenti comuni, l’ultimo filone quello della fede. «In quel tempo furono infinite le sventure che colpirono la valle, ma fra le tante sventure vi fu anche una grazia – si legge -. Una grazia nella sventura può apparire insignificante, quasi dovuta, ma quando i mali si abbattono uno dietro l’altro, con furia inaudita al pari di una valanga, quella grazia è la luce che dà ancora la forza e la speranza di una vita normale .. La Beata Vergine di Tirano, patrona della Valtellina, ci fece una grazia nella sventura: il corpo frana dello sbarramento del lago di S.Antonio non cedette e la valle fu risparmiata». E, in quel giorno memorabile, dalla chiesa della Madonna del Piano si vide un fiume ininterrotto di gente lungo cinque chilometri sulla statale 38, che traboccò tra canti e lodi sul piazzale della Basilica di Madonna di Tirano.
 
 
Bibliografia
 
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