Abriga.it il giornale quotidiano online di Aprica e della provincia di Sondrio

Abriga.it il giornale quotidiano online di Aprica e della provincia di Sondrio (http://www.abriga.it/fvb/index.php)
-   Degne di nota (http://www.abriga.it/fvb/forumdisplay.php?f=8)
-   -   Migliaia i "sciori" di Aprica (http://www.abriga.it/fvb/showthread.php?t=1121)

Abriga.it 27-02-09 09:22

Migliaia i "sciori" di Aprica
 
“Sciori” significa ospiti in base al dialetto locale, anche se oggi, forse, siamo un po’ tutti “sciori”. Infatti migliaia di aprichesi, turisti (fra cui tanti stranieri) hanno bonariamente assalito giovedì sera la contrada S. Pietro di Aprica dove i contradaioli, con il supporto del Comune, hanno organizzato la quarta edizione della “Festa per i sciori”. La serata è stata una festa per Aprica e per i suoi villeggianti alla scoperta delle tradizioni di una volta, dei sapori e di quella forma di ospitalità che dovrebbe essere un esempio tutto l’anno. Nelle postazioni dislocate in via Tonale e nella parte alta della contrada, la gente del posto ha ricreato ambienti e profumi a partire da una simpatica seggiovia in legno che ricorda l’impianto del Palabione del dicembre 1947. Salendo verso il nucleo di S.Pietro, baldi giovani tagliavano la legna per l’inverno, mentre il fabbro con forgia, incudine e martello lavorava il ferro battuto. Approfittando della mite serata, i contradaioli hanno potuto esporre anche “pezzi” di antiquariato etnografico, come la “bena” il carro per il trasporto degli attrezzi, la “priala” e il “car dal mercat”. Grande attenzione e curiosità hanno mostrato tutti – forestieri e non – nel capire come una volta si viveva, anche se gli stand maggiormente presi d’assalto – e dove la fila poteva durare anche parecchi minuti – erano quelli gastronomici. Affollamento delle grandi occasioni a ca’ di Cionc per la “rusumada colda” (zabaione) e alla ca’ di Tucit dove donne in abito tipico hanno offerto una tiepida marmellata di mirtilli accompagnata da pane con fichi e l’intrattenimento della musica di fisarmonica. E poi non sono mancate le frittelle di mela, lo zucchero candito, il panvì, la polenta taragna, il succo di mela caldo, le patate in camicia e formaggio vecchio e nella “masu granda” salsicce mentre gli uomini (coro Gambuer) cantavano o giocavano alla morra. Nella ca’ di Cumeleri era possibile la visita al vecchio forno del pane che ha funzionato fino al 1946, dove le donne panificavano ogni 40 giorni circa e trascorrevano le ore “sferruzzando” per tenere sempre vivo il caldo. Il pane di segale prodotto si faceva poi essiccare e si consumava per settimane. Al suo interno si trovano anche lo “ambolt” (cantina), da cui si accedeva alla ghiacciaia dove venivano conservati i tesori di un tempo: cioè cibo e vivande. Tanto che c’era il detto “mai mulà la ciaf de l’ambolt”, mai lasciare la chiave della cantina che teneva gelosamente il nonno della famiglia. Inoltre hanno attirato l’attenzione – ne citiamo alcuni - la visita alle mucche in stalla con degustazioni prodotti del latte, il taglio della legna per l’inverno, la visita alla cucina d’un tempo, “cantiamo, giochiamo alla morra e facciamo i salami”, “tiriamo i tronchi col cavallo e metà carro”, l’asino con le due gerle in groppa.




Tutti gli orari sono GMT +2. Adesso sono le 07:07.

Powered by vBulletin® versione 3.8.8
Copyright ©2000 - 2026, Jelsoft Enterprises Ltd.
Tutto il materiale presente in questo sito è © di abriga.it All rights reserved