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Abriga.it 26-01-13 08:16

La preghiera di Petruzzelli per la libertà
 
«Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà…». Inizia con una preghiera, anzi con “la” preghiera, lo spettacolo che Pino Petruzzelli ha portato al teatro di Ponte mercoledì sera per la Giornata della memoria, su invito delle biblioteche di Chiuro e Ponte.
Lo spettacolo è esso stesso una preghiera, un dialogo fra il Signore e Dietrich Bonhoeffer, il pastore protestante morto sul patibolo del campo di concentramento di Flossenbürg il 9 aprile 1945. La condanna del teologo fu emessa non solo in conseguenza al reato di renitenza alla leva, ma anche per complicità nella fuga di alcuni ebrei e soprattutto perché Bonhoeffer si era reso colpevole di aver preso parte attiva all’attentato alla vita del führer.
Ed è proprio sul dissidio interiore fra teologo e cristiano, fra uomo di fede e uomo comune che è impostato il lavoro proposto da Petruzzelli davanti ad una sala piena e sempre attenta. Imperante è il testo, riflessivo e intimo quanto intriso di verità da comunicare al mondo. Così non serve scenografia: basta uno sgabello su cui sedersi e soprattutto il testo sacro cui appellarsi per chiedere al Signore che gli dia la libertà, pur sapendo che fra i doveri del cristiano c’è quello di sopportare con serenità la carcerazione. Bonhoeffer riflette in particolare sulla «necessità di fermare quell’uomo con qualunque mezzo», «ammazzare Hitler è il male minore» e «un grande bene può passare attraverso un male minore». Queste le convinzioni del teologo che partecipa alla cospirazione per uccidere Hitler: la «Chiesa tedesca, compromessa col potere, ha taciuto e io sono uscito». Quella di Bonhoeffer è, dunque, una resistenza religiosa e politica, perché «si aiuta quando c’è bisogno non quando c’è comodo» e perché «valori come la giustizia e la libertà si difendono con la memoria».
Nel buio sul palco Petruzzelli racconta Bonhoeffer puntando forse più ai messaggi testuali che alla resa emotiva nello spettatore per arrivare a illustrare il suo concetto di libertà: «lottare per la giustizia, scegliere bene gli amici, perché i compagni di viaggio sono le persone attente alle generazioni che verranno». E così quando Bonhoeffer viene chiamato sul patibolo con fiducia dirà: «Questa non è la fine è solo l’inizio di una nuova vita».
Un testo profondo che insegna anche l’assunzione della responsabilità, l’impegno e convinzione del lavoro che abbiamo scelto, oltre a ricordare le atrocità che sono state commesse contro gli uomini. Per questo valida è l’iniziativa che, con tenacia, le biblioteche stanno portando avanti da tre anni a questa parte. Per non dimenticare.


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