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Federico Dura verso le Paralimpiadi di Rio
La prima volta che ha iniziato ad allenarsi veramente e a maturare nella mente il desiderio di fare qualcosa di grande nel judo ha deciso di vendere la play station per comprarsi dei pesi con cui fare esercizio. Pesi che, poi, ha messo a disposizione anche degli altri ragazzi dell’associazione, in modo che tutti ne possano trarne beneficio, in base a quello spirito per cui lo sport deve essere per tutti.
Oggi il ragazzo di cui stiamo parlando - Federico Dura, 17 anni, atleta del gruppo sportivo Valtellina Judo dell’Olympic Center di Piateda e appartenente al Gruppo Giovani delle Fiamme Azzurre – è stato convocato per la Judo World Cup e Junior World Tournament a Eger, in Ungheria, dal 19 al 23 febbraio. Si tratta della prima tappa di qualificazione (la seconda sarà a Seoul in Corea del Sud a fine maggio) per partecipare alle Paralimpiadi di Rio 2016. Federico è ipovedente dalla nascita (gareggia, però, sia fra gli ipovedenti sia fra i normodotati) e ha una grande voglia di farcela. Ieri mattina nella mediateca di Piateda è stata presentata l’esperienza di Federico, alla presenza del padre Maurizio, delegato provinciale della Fijlkam e responsabile del Gruppo sportivo Fiamme Azzurre in Valtellina, e del vicesindaco Andrea Gaggi. «La notizia della convocazione alla Coppa del mondo e, dunque, della possibile qualificazione per le Paralimpiadi ci ha scombussolato – ammette Maurizio Dura nel difficile doppio compito di padre e tecnico -. Federico ha iniziato judo a 5 anni e ha ottenuto soddisfacenti risultati fra gli ipovedenti e i normodotati. Poi a gennaio è entrato a far parte della nazionale paralimpica. Tutto ciò ci lusinga e ci piace pensare che, da un piccolo paese come Piateda, possa uscire un atleta di alto livello». Naturalmente l’impegno ungherese sarà l’inizio di un percorso tutto in salita per Federico che andrà a giocarsi la qualificazione alla Paralimpiadi insieme ad altri sette atleti, di età disparate. In Ungheria andrà da solo, il padre-tecnico resterà in Valtellina, «perché non ci sono fondi per poterlo accompagnare – ha detto con rammarico Dura -. Mi spiace non potergli stare vicino, ma forse la trasferta sarà anche un’esperienza tutta sua per cercarsi la qualificazione». Federico si allena tutti i giorni, tre ore alla mattina e tre ore alla sera. È come un lavoro per lui, supportato dal padre-tecnico il cui obiettivo è anche quello di portare a Piateda una scuola di alta specializzazione agonistica, con il benestare del Coni nazionale. «Vorrei che Federico fosse preso da esempio da altre famiglie con figli disabili – ha concluso il papà -. I genitori tendono a proteggere i loro figli, a tenerli sotto la campana di vetro se hanno delle difficoltà. Invece non deve essere così. Disabili e normodatati possono stare insieme, allenarsi insieme proprio come nei nostri corsi, perché così avviene l’integrazione totale. E poi arrivano anche i grandi risultati. Tre le parole chiave che io ricordo sempre: cuore, sacrificio e lotta». |
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