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Abriga.it 16-02-15 11:35

Omaggio a Primo Amonini
 
5 Allegato/i
Fra un mese Primo Amonini di Chiuro compirà 77 anni; nella vita ha fatto il lavoro che amava, costruire. Ha sempre fischiettato mentre lavorava o quando tornava a casa, sfinito, dopo una giornata di lavoro. Una volta in pensione, sui 62-64 anni, si è detto: «Ma come posso trascorrere le giornate invernali?». Certamente anche nell’accudire i nipotini («ma che fatica…», dice simpaticamente), poi gli è tornata in mente un’attività che, quando aveva 12 anni, aveva imparato dagli anziani: intrecciare cesti di vimini. E così oggi Primo – due occhi vispi e un’allegria innata – da ottobre a marzo va in letargo e nel suo stanzino, munito naturalmente di stufa e camino con due finestre che gli danno luce, coltiva la sua passione.
Un hobby, quello di Primo, che può essere preso come esempio di chi – anziano e pensionato – non si dà per vinto e vuole trovare sempre qualcosa da fare, di utile e bello, ma anche come esempio di rilancio di un’attività (la produzione di cestini) che oggi è tornata di moda. «Cestini come questi sono richiestissimi dai cercatori di funghi che, per legge, devono utilizzare questi contenitori nel bosco», ammonisce Primo.
Richiede tempo e pazienza la lavorazione di questo prodotto. Si utilizza il nocciolo selvatico che cresce un po’ ovunque. Ma attenzione per ottenere dei buoni «corsi», le strisce che saranno intrecciate, «bisogna tagliare i rami di nocciolo che crescono dove è impervio e ombreggiato – rivela il suo segreto Primo -. Allora lì i rami sono più belli e forti. Mi ricordo, quand’ero ragazzo, da Luviera andavamo in val Malgina a prendere i noccioli. Poi nelle stalle gli anziani realizzavano cestini e campasc, io ho imparato da loro. Poi, da adulto, non ho più fatto nulla. Una volta in pensione, mi è venuta voglia di riprendere, ma non mi ricordavo più. Facevo e disfacevo finché ci sono riuscito. Una volta che il ramo viene tagliato dalla pianta, lo pulisco e poi, usando un falcetto e tanta manualità, affilo il ramo ottenendo tre o quattro strati che vanno lasciati seccare per 15-20 giorni. Poi vanno messi nell’acqua per un giorno in modo che diventino elastici. A quel punto bisogna fare l’impalcatura del cestino ed, infine, si inizia a tessere. Non è semplice perché bisogna dare armonia al cestino. Si parte da quello che viene chiamato “occhio” e poi le due coste maggiori a cui si vanno agganciare tutte le altre». Nel garage di Primo ci sono cestini di ogni grandezza appesi come pezzi di arredo, in attesa che le figlie, i nipoti, qualche amico arrivi per farsene regalare uno. Ma ricevere un cesto da Primo è un dono speciale.
«Una volta i cestini venivano molto usati, perché non c’erano i secchi di plastica – dice -. Vi si mettevano uva, patate, castagne e noci. Si andava alla fiera di marzo a Ponte dove si vendevano gerli, campasc e cestini. Oggi sono richiesti dai negozianti che, in un battibaleno, li venderebbero per arredamento, come contenitori per la dispensa, come regalo oppure per la raccolta dei funghi». Peccato che i giovani d’oggi siano poco propensi a questa lavorazione che richiede tempo e precisione.


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