Cava Bianzone: si prepara il ricorso
Da una parte il ricorso alla Commissione europea contro il piano cave provinciale, in quanto non soggetto alla Vas (Valutazione ambientale strategica) come previsto dalle norme CEE, e il ricorso contro il procedimento di affidamento della cava alla ditta Carnazzola. Dall’altra la promozione di una petizione popolare (che segue la prima raccolta di 300 firme di sostegno alla causa, in occasione della formazione del comitato) da consegnare a Provincia e Regione con la richiesta di stralciare la cava del Ranče dal piano cave provinciale. Infine l’allestimento di un sito web e di una pagina facebook che diventeranno la nuova vetrina del gruppo.
Sono diverse le strade che il Comitato per la tutela e la valorizzazione del territorio agricolo di Bianzone sta valutando di intraprendere contro il progetto di cava al Ranče su 70mila metri di terreno. Una decisione che č stata comunicata dopo la risposta negativa data dal presidente della Provincia, Massimo Sertori, all’incontro tenutosi l’11 marzo, da mesi richiesto dal comitato. «In pratica Sertori – ha detto ieri in conferenza stampa Edj Polinelli, affiancato da Marcel Zanolari – ha sostenuto di aver applicato in modo corretto le disposizioni di legge, paventando possibili conseguenze per l’ente che rappresenta e sue personali. Non riteniamo la risposta del presidente all’altezza del rappresentante di un ente che dovrebbe essere vicino alle istanze dei cittadini e che deve avere per scopo la tutela del bene pubblico. Chi amministra il bene pubblico non puň essere solo un burocrate che si limita al rispetto formale delle leggi e delle procedure, deve al contrario valutare le conseguenze dell’operato dell’amministrazione che rappresenta e avere anche il coraggio di cambiare. Il “no” alla cava dei proprietari e dei coltivatori dei terreni, della popolazione, del mondo agricolo e della societŕ civile valtellinese non puň essere ignorato». Secondo il Comitato un ente pubblico ha sempre il potere di intervenire sui procedimenti che lo riguardano. Dal punto di vista giuridico, secondo il movimento anti-cava, l’amministrazione provinciale potrebbe e dovrebbe procedere con urgenza alla revisione dell’intero piano cave con valenza di salvaguardia, in quanto mancante della procedura di Vas che ne verifica la sostenibilitŕ. Non solo. Nell’ambito di questa revisione il piano cave deve essere completamente ripensato. «Nelle more della revisione del piano possono essere sospesi o revocati, in autotutela – dicono Polinelli e Zanolari –, i procedimenti amministrativi non ancora completati e, quindi, anche quello che riguarda il piano del Ranče. Continueremo a opporci con forza. Ora partiamo con un’altra raccolta firme a sostegno della petizione popolare e chiederemo altre adesioni. Recentemente anche Confcooperative ha aderito. Ma ci rivolgeremo anche ai consiglieri provinciali e regionali e ai partiti politici che ci hanno appena chiesto il voto e che devono uscire allo scoperto a dare o no, pubblicamente, l’adesione al comitato. Infine se la Provincia dovesse intraprendere ulteriori atti che diano avvio agli espropri dei terreni ai legittimi proprietari “per pubblica utilitŕ” ci opporremo ricorrendo alle vie legali e alla mobilitazione dei nostri sostenitori».
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