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Vecchio 30-04-14, 07:51   #1
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Predefinito Centomila nuove piante di melo messe a dimora in due mesi

Centomila nuove piante di melo messe a dimora fra marzo e aprile dai coltivatori di Melavì.
È un dato positivo quello che il presidente di Melavì, Gian Luigi Quagelli, annuncia e che riporta l’attenzione su una problematica di cui spesso si parla: quella del reimpianto, necessario, ma spesso difficile da concretizzare in particolare a causa dei costi. Ebbene quest’anno – ma sostanzialmente fra marzo e aprile, quando vengono piantate le nuove piantine – 100mila meli sono stati acquistati dai coltivatori. «Un numero - sostiene Quagelli – che dimostra che questo settore di vitalità ne ha». E una risposta anche ai recenti dibattiti che si sono aperti proprio in merito al settore della melicoltura. Non da ultimi l’intervento di Benedetto Abbiati sull’Ordine che ha sostenuto l’importanza di virare sull’ampliamento delle scelte colturali e la risposta del direttore della fondazione Fojanini, Graziano Murada, ente che si sta impegnando in tal senso peraltro.
«Le nuove piantine sono state immesse in particolare nella zona dell’Alta Valle – prosegue Quagelli -. Questo conferma che nel 2012 i prezzi delle mele sono stati buoni, che i coltivatori dell’Alta Valle hanno piantato di più e che, in questa zona, è meno diffuso il fenomeno della moria».
Il presidente offre un’altra nota positiva, quella relativa alla fioritura. «La fioritura è stata molto buona, veloce, con temperature calde e sole – dice -. La neve, scesa alcune settimane fa, non ha provocato alcun danno come avevamo anticipato».
Detto questo, visto che il filo conduttore pare ora essere quello dell’agricoltura biologica, Quagelli dice la sua. «Il mercato del biologico è una quota del 4 o 5 per cento dell’intera produzione di mele – sempre il presidente di Melavì - e non tende a crescere, perché per “fare” biologico seriamente bisogna passare ad altre varietà di mele, ma i consumatori non sono disposti nell’immediato a orientarsi verso altre qualità. Se non si passa a diverse varietà, ovvero quelli resistenti alla ticchiolatura, si incappa nel fenomeno per cui, ogni volta che pioviggina, il frutticoltore deve fare un’ora di trattamenti (di rame per esempio). Inoltre bisognerebbe avere una certa massa critica su cui lavorare. L’aspetto che differenzia le melicoltura rispetto ad altri settori è che un agricoltore deve essere in grado rifornire i punti di vendita 365 giorni all’anno. Infine è difficile avere una mela biologica dal punto di vista estetico facile da commercializzare». Qualche coltivazione biologica c’è, ma si tratta di dimensioni modeste. In ogni caso «non si sembra che nella produzione delle mele – conclude - si stia affermando il biologico per i dati che ho disposizione: 7-8mila piante fra biologico e nuove varietà messe a dimora».
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