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Vecchio 22-09-11, 08:04   #1
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Predefinito Leonardo da Vinci accende i riflettori su Teglio

Che Leonardo sia stato o meno l’autore degli affreschi della sala della Creazione di palazzo Besta di Teglio, indubbio è che la querelle sollevatasi sull’ipotesi sta facendo pubblicità alla dimora tellina.
Difatti, anche dopo l’incontro-dibattito tenutosi ieri pomeriggio, una certezza assoluta non è uscita e i due antagonisti se ne sono tornati a casa ognuno con la propria idea: da una parte Riccardo Magnani, studioso lecchese, sostenitore della mano leonardesca a palazzo Besta, dall’altra Bruno Ciapponi Landi, storico legato alle tesi della comunità scientifica che vede nell’affresco tellino una testimonianza di valore storico locale, ma di scarso valore artistico.
Il faccia a faccia è avvenuto per la prima volta alle Cantine Nera di Chiuro, dove Magnani, ospite dei Giovani Imprenditori, ha voluto dire la sua davanti ad un pubblico attento e soprattutto a Ciapponi Landi invitato appositamente a questa sorta di agone.
«La presenza di Leonardo in Valtellina è certificata da una miriade di piccoli elementi che si scorgono in molte opere – ha motivato la sua idea Magnani -. Le stesse mura di Tirano sono state fatte da Ludovico il Moro, per il quale lavorava Leonardo. Veniamo ai contenuti: sul Mappamondo è presente la data 1459 che inequivocabilmente rimanda all’accademia neoplatonica fiorentina. Tutta la sala e il palazzo sono un’esplosione di neoplatonismo con richiami a San Gallo, Bramante, Pacioli, Botticelli. Ci sono molte sovrapposizioni con Durer. Anche la matrice ispiratoria del ciclo della sala della Creazione presenta elementi di continuità molto rilevanti con esponenti artistici rinascimentali ben più autorevoli e del calibro di Durer, Bosh, Tiziano. Ho citato solo alcuni aspetti perché diversamente l’elenco è lungo e dettagliato. Non c’è la possibilità insomma che un anonimo in tardo Cinquecento abbia fatto una cosa del genere a Teglio, altrimenti mancherebbe un genio all’appello della storia».
«Ammiro la convinzione e la cultura di Magnani – ha replicato Ciapponi Landi -, peraltro sono l’interlocutore meno adatto perché non sono in grado di controbattere dal punto di vista artistico; sono uno storico. Tengo conto del pensiero di un ricercatore, ma soprattutto devo considerare l’accoglienza che la comunità scientifica dà alle opinioni. È affascinante quanto Magnani dice e mi piacerebbe molto l’ipotesi di Leonardo in Valtellina, ma la ragione mi impedisce di andare oltre. Ho visitato il palazzo con i soci dell'Istituto per la storia dell'arte lombarda (Isal), fra i quali ricordo i professori Gian Alberto Dell'Acqua, Maria Luisa Gatti Perer, Franco Russoli. Più tardi ho collaborato con Giuseppina Rajna impegnata a studiare gli affreschi ariosteschi del salone. La Rajna, docente di storia dell'arte a Firenze, dove era cresciuta, conosceva piuttosto bene la pittura di Leonardo e dei leonardeschi, e se ci fosse stato Leonardo lì si sarebbe subito accorta».
Insomma il mistero, se così vogliamo chiamarlo, si infittisce ma quello che giova senz’altro alla dimora rinascimentale tellina è la luce che questi riflettori le stanno portando, facendo parlare di sé e richiamando i visitatori curiosi di scoprire quale sia la Sala della Creazione, come sia stata dipinta, da chi e quando.
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