Da non perdere la mostra "Luoghi di Valtellina"
Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, lo ha detto: «Nonostante la crisi, le banche non perdono le qualità culturali». Affermazione quanto mai vera che sta alla base della mostra “Luoghi di Valtellina”, che potremmo definire eccezionale due volte: innanzitutto per il patrimonio pittorico, non sempre fruibile al pubblico, che verrà esposto fino al 2 febbraio nelle sale del Museo di Sondrio; in secondo luogo per l’abbinamento delle collezioni dei due gruppi bancari Credito Valtellinese e Banca Popolare di Sondrio che hanno collaborato «cordialmente», come ha voluto sottolineare la direttrice del MVSA, Angela Dell’Oca, nel guidare la visita all’inaugurazione per il Road Show Italia. Un percorso alla scoperta «della storia della nostra terra», ha sottolineato l’assessore alla Cultura del Comune di Sondrio, Marina Cotelli, che ha un punto in comune: il tema della Valtellina non solo come montagna, ma anche come luogo dove la gente abita e lavora.
Curiosa la scelta di confezionare la brochure, che accompagna il visitatore, a forma di atlante: visto che il tema sono la montagna e le vette, questa forma richiama la mappa dell’escursionista. L’itinerario – è il caso di dirlo dunque – parte con quattro dipinti di Angelo Vaninetti che avevano quattro cornici diverse e che sono stati scorniciati e avvicinati l’uno all’altro in una scelta compositiva d’effetto: dalla baita di Livigno, di cui si percepisce quasi la matericità del legno, si passano ad osservare i particolari di porte e finestre. Nella seconda sala – citiamo alcuni esempi - l’occhio viene attratto dal Monte Disgrazia e dall’Ortles di Paolo Punzo, il “pittore della montagna” che percorreva per trovare la luce giusta da trasferire nei suoi quadri. Terza sala è quella definita “Una collezione preziosa” perché contiene «un unicum – ha precisato Mina Bartesaghi della Bps - nel panorama della storia del paesaggio valtellinese», realizzato negli anni Sessanta quando fu chiamata a raccolta l’avanguardia del tempo per dipingere la Valtellina. Ecco l’imbocco della Valmalenco di Aligi Sassu, l’Adda a Sondrio di Giuseppe Ajmone, i Vigneti a Desco di Orfeo Tamburi da cui trasuda la terrosa fatica della coltivazione. “Non solo pizzoccheri e gerani” è il titolo ammiccante della quarta sala dove si indagano le complesse relazioni fra territorio e storia, anche quando la natura si ribella. Come successe con la frana della Val Pola rivissuta nel quadro “21 luglio” di Velasco Vitali, pittore del lago figlio di Giancarlo Vitali, in cui si ritrovano il senso di angoscia e l’apprensione. «Chi ha avuto esperienze di alluvioni – ha raccontato Dell’Oca, affiancata dalla direttrice della fondazione Credito Valtellina, Tiziana Colombera -, sente l’odore della terra e ricorda il fango che spumeggia, come si può vedere in “18 luglio” di Vitali». Infine è presente una sezione fotografica che racconta l’architettura delle centrali idroelettriche e il lavoro nelle miniere di talco. “Un particolare punto di vista” è il titolo delle due sale dedicate a Livio Benetti che descrive, con eleganza e semplicità, la bellezza degli insediamenti rurali, fra cui la frazione di Gatti (Triangia) o le stalle di Visido di dentro in Valmasino dove i massi erratici si fondono con il costruito.
La mostra, con ingresso libero, è aperta martedì e giovedì dalle 9 alle 18, mercoledì e venerdì dalle 9 alle 12 e dalle 15 alle 18, sabato e domenica dalle 15 alle 18 (lunedì chiuso).
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