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| Generale Il forum per discutere di tutto |
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#1 |
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Utente
Data Registrazione: 27-02-05
Messaggi: 288
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12).p.ta – un po’ di spiritualità non fa male neanche al pensionato -.(In onda a Radio Più venerdì 26.p.v.)
Già! Andando in pensione non ci facciamo monaci o suore, per parlare di spiritualità. No, ma siamo pur cristiani (perlomeno battezzati lo siamo tutti nei nostri paesi). e volere o no, che ci crediamo o no siamo fatti di materia e di spirito. Un tempo magari siamo anche partiti bene, incanalati dalle tradizioni di famiglia, poi sopraffatti dalle esigenze della via, ci siamo trascinati sul cammino della fede o addirittura abbiamo abbandonato assorbiti dal – mestiere del vivere – come diceva Cesare Pavese. Quindi a questo punto, nel nostro indirizzo di – ciapas par mà – (prendersi per mano) non sarà tempo perso rivedere la nostra posizione anche su questo punto. Prendersi per mano non per ritornare o continuare entro la consuetudine per quella messa alla domenica, ma avvalersi dei mezzi a disposizione per entrare un poco più a fondo nei misteri della nostra fede cristiana, per rendersi conto che, paradiso e inferno, cominciano già in questa vita. Infatti basta riflettere nella pratica, per rendersi conto che il vivere bene, in pace con se stessi e con gli altri e tenere una certa regola di vita, genera serenità, gioia e pace e tiene lontani da certi pasticci, mentre vivere male, trasgredire le regole, coltivare l’odio e l’ingiustizia, genera rimorso, toglie la pace quando non conduce alla disperazione e quindi è già per se stesso un inferno. Coltivare un poco la spiritualità senza diventare bigotti, senza passare all’eccesso con segni eccessivi esterni o la pretesa di conoscere, a tutti costi, quale sia il sesso degli angeli (per fare un esempio), ma convinti, che se non capiamo a fondo certe leggi umane (penso alle diavolerie del mio computer) non dobbiamo avere la pretesa di capire a fondo i misteri della fede che appartengono al mondo dello spirito. Se mai si potrà intuire, a certe condizioni, ma difficile anche quello. Con un poco di buona volontà e impegno comunque si può scoprire il piacere e godere pace, serenità e quel tanto di gioia che ci serve anche per vincere le malattie moderne della depressione, della paura, dello sconforto, ecc…e ci fa risparmiare di buttarci senza ritegno sulle medicine e pesare sugli altri (anche se in certi casi non se ne può fare a meno), e poi naturalmente coltivare la Fede ci dovrebbe servire anche per quel passo cui, prima o poi tutti siamo destinati a fare. Ma intanto impariamo a riconoscere che il paradiso e l’inferno è già di questa vita e regolarci in merito è già d’interesse personale; E poi dopo l’esperienza di una vita ti rendi conto che da più piacere la rinuncia (almeno entro certi limiti) che la soddisfazione sfrenata dei desideri. Sembra una contraddizione. Abbiamo speso una vita nei desideri insoddisfatti e a questo punto constatiamo che, imporsi un poco di rinuncia, fa bene all’anima, ma anche al corpo. Infatti, tanto per fare un esempio pratico: non si sta meglio dopo un pasto moderato che dopo una abbuffata? Non si sta meglio con un bicchiere di meno che uno in più? Concludo questa prima parte sperando di aver dato qualche consiglio che io ho trovato pratico e fruttuoso, per continuare, con l’aiuto di Dio e un poco di fortuna, serenamente il cammino della vita. Ringrazio chi mi ha dato il microfono, il forum e chi mi ha ascoltata, proponendo come finale la poesia: “la strada della vita” Religione? Paradiso? inferno? teorie convenienti; e a una certa età considerate come favole o „oppio dei poveri“ e quindi da scartare, da ignorarne la pratica. Ma volto lo sguardo dall‘alto degli anni, alla luce dell‘esperienza, chiara è la visuale e la conclusione certa: la pratica della religione, l‘essere cristiani, serve prima al vivere e poi,… a morire. E‘ faro sul cammino della vita, è fonte di gioia di serenità, forza e conforto nel dolore, barriera ai vari pericoli, specialmente nella gioventù, (anche se difficili da evitare) quindi più che sufficiente per riaffermare che: la pratica della fede, prima che per la vita eterna, serve al cammino terreno. Fortunati chi lo capisce, a tempo opportuno e si adegua; garantendosi così il percorso meno rischioso e, maggiormente piacevole, sulla strada, con i suoi alti e bassi, che ci è stata assegnata su questo nostro pianeta. ©Lisa Moraschinelli |
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