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Vecchio 28-03-13, 08:12   #1
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Predefinito Inaugurata Via Crucis lignea a Chiuro

Quattordici nuove icone raffiguranti la via crucis abbelliscono l'unica navata dell'antica chiesa di San Gregorio a Castionetto di Chiuro, risalente al Quattrocento, ampliata negli anni Sessanta del secolo scorso e definitivamente restaurata nel 2011. Ed è stato in quell'anno - come ha ricordato don Attilio Bianchi nel corso della funzione di benedizione - che il compianto parroco, don Giuseppe Pozzi, ha manifestato al fabbriciere Valerio della Valle il desiderio di arricchire la chiesa di una via crucis. L'invito è stato rivolto all'Associazione Valtellina Intagliatori di Chiuro, nata da poco più di sei mesi, che ha dato subito un riscontro unanime. Sempre a Chiuro quindici soci valtellinesi, abili nell'intaglio scultoreo, coordinati da Andrea Fanchi hanno avviato un laboratorio, portando a termine l'opera in coincidenza con questa Santa Pasqua. L'esperto d'arte Giorgio Baruta, nel corso della cerimonia di consegna, ha definito «esemplare il risultato» ed ha aggiunto che «l'opera, fedele al realismo figurativo, emana una vivida forza nel segno; la materia scavata conserva morbidezza e rende facilmente percepibile il testo sacro».
Il rito della benedizione si è svolto in una chiesa gremita di fedeli, alla presenza di numerosi soci Avi, dell'intera giunta comunale, dei precedenti due sindaci, di molti rappresentanti degli enti locali. Ha accompagnato la cerimonia la corale di Chiuro diretta da Marzia Folini. Nel corso dell'omelia don Attilio si è compiaciuto con gli intagliatori per aver dato vita in Valle alla prima associazione di lavorazione artistica del legno, a dimostrazione che l'animo umano ha bisogno di condivisione di idee e di vita in comune, e che l'arte è espressione della bellezza che Dio ci ha donato. La cerimonia si è conclusa con un commento tecnico molto significativo di Giorgio Baruta, presidente della biblioteca. Quindi nel salone parrocchiale parola al sindaco, Tiziano Maffezzini, che ha espresso il ringraziamento e la riconoscenza dei cittadini di Chiuro per la presenza di questa associazione di promozione sociale, che diffonde la conoscenza di arti antichissime non solo attraverso l'attività di un laboratorio stabile, ma anche con la partecipazione a laboratori scolastici al fine di coinvolgere principalmente le giovani generazioni. Peraltro il Comune di Chiuro ha assicurato il patrocinio dell'Avi fin dalla sua nascita. Sodalizio che – come ha fatto presente il presidente Bruno Facetti -, promosso da 15 intagliatori, in due anni ha superato la presenza di 150 soci ed ha sviluppato sinergie con associazioni di altre province, aprendo una sede staccata in Valposchiavo nella vicina Svizzera».

Intervento di Giorgio Baruta
La chiesa di S. Gregorio, di antica origine, fu edificata ad oriente della contrada granda del paese di Castiglione di Sopra oggi Castionetto.
Sul campanile vi era una campana fusa nel 1510 in Baviera che è ora su quello della chiesa di S.Gaetano in Dalico.
Un altro fatto che esprime il significato di luogo di culto e collettivo per la comunità fu la votazione avvenuta sul sagrato della chiesa per l’elezione del Rettore e Cappellano della chiesa di S.Bartolomeo. Il 28 agosto 1530 fu eletto il sacerdote Simone Moreschino di Chiuro.
Dopo l’erezione della parrocchia di S. Bartolomeo avvenuta nel 1629, la chiesa di S. Gregorio verrà utilizzata saltuariamente . Fu ampliata negli anni sessanta del secolo scorso.
Le opere di restauro effettuate nel 2011 sollecitate dal compianto parroco Don Giuseppe Pozzi, stimolarono il desiderio di arricchire la chiesa di una “Via Crucis” da collocare sulle pareti dell’aula.
Fu rivolto l’invito all’Associazione Valtellina Intagliatori di Chiuro. Il riscontro fu unanime e gli abili intagliatori diedero vita ad uno studio iconografico, alla valutazione dell’essenza lignea idonea e di seguito si istituì il gruppo di lavoro.
Esemplare è il risultato , l’opera fedele al realismo figurativo, emana una vivida forza nel segno, la materia scavata conserva morbidezza e rende facilmente percepibile il testo sacro.
Dalla metà del XV secolo si guardò con attenzione al dramma della passione di Cristo con intenti didattico-educativi. Nell’ultimo decennio del XV secolo l’ordine monastico francescano degli Osservanti vantava apprezzati predicatori che raggiunsero anche le nostre comunità. Il beato comasco Michele da Carcano così si esprimeva:
Sermones quadragesimales fratis Michael de Mediolano de decem praeceptis, Venezia 1492, “Bisogna sapere che le immagini furono introdotte nell’uso come stimolo di una durezza che riguarda anche la vita affettiva. Gli uomini che non vengono spinti alla devozione dai semplici discorsi circa le realtà sante possono essere toccati nel cuore quando vedono quelle stesse realtà rendersi quasi presenti mediante le raffigurazioni. Per attivare il nostro affetto devoto non c’è possibilità più grande: ciò che si vede vale assai più di quanto si ascolta”.
Le espressioni artistiche disseminate sul territorio di Valtellina e Valchiavenna si rivelano mediante l’iconografia e la devozione nella scultura lignea e raggiungono l’apice nell’epoca rinascimentale con la produzione delle grandi macchine d’altare ove i soggetti rappresentati sono quelli relativi “all’umanità di Cristo e il mistero della passione e morte” (Straffi). Sono da ricordare i Compianti di Caspano e Bormio, le Immago Pietatis e i Crocifissi.
Con la Controriforma, si tenterà di mettere un freno al dilagare del protestantesimo d’oltralpe. Le alpi divennero un baluardo geografico emblematico per la costruzione di santuari Mariani, le prealpi per i Sacri Monti.
Nei secoli successivi la Via Crucis si diffonde lungo tracciati espressi nella costruzione di cappelle entro le quali vengono dipinte le stazioni. Ricordiamo quella di Dubino nella chiesa della Madonna della Cintura , quella di Roncaglia di Civo nella chiesa di San Giacomo e quella di Traona lungo la strada che portava alla chiesa conventuale francescana.
All’interno delle chiese la Via Crucis trova posto lungo le pareti dell’aula, la materia espressiva è la pittura ad olio su tela, le incisioni e successivamente le stampe policrome.
Apprezzata è la Via Crucis commissionata a Pietro Ligari nel 1751 per la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo di Chiesa in Valmalenco. Il Ligari ne dipinse solo due prima di morire, l’incarico fu poi portato a termine dal figlio Cesare , in collaborazione con la sorella Vittoria.
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