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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 20-04-15, 08:20   #1
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Predefinito Leggere è bello e fa bene

«Il luogo comune che, secondo me va superato, è che leggere ti renda migliore. Leggere fa bene certo, ma mi piacerebbe che si sfatasse questa chiave unicamente morale della lettura, che è innanzitutto bella e ti fa star bene». Così la pensa Giorgio Fontana lo scrittore che, a soli 34 anni, può annoverare nella sua carriera diversi premi fra uno dei più prestigiosi in Italia, il Premio Campiello vinto l'anno scorso. Fontana, all'interno del progetto di lettura, è stato invitato ieri all'Istituto Pinchetti a Tirano dove ha incontrato gli studenti delle classi terze e quarte dell'Istituto tecnico commerciale e geometri. Fontana – laureato in Filosofia e informatico di professione per ora («d'altra parte il periodo storico in cui viviamo costringe a diventare eclettici», ha rivelato) – ha chiacchierato con i ragazzi rompendo, grazie alla sua giovane età e ad un linguaggio immediato, la barriera fra scrittore e studente. Ad aver organizzato l'incontro la professoressa Mariella Presti che, ad ottobre, ha proposto alle classi la lettura del libro “Morte di un uomo felice”. «I ragazzi hanno letto il romanzo e già questo mi sembra importante in un'ottica di educazione alla lettura – afferma Presti -, poi ne abbiamo parlato insieme focalizzando l'attenzione sia sui messaggi che l'autore vuole comunicare». E i messaggi sono tanti visto che la storia racconta da una parte le indagini che un magistrato di Milano negli anni Ottanta compie sull'omicidio di un politico democristiano, dall'altra la storia del magistrato stesso e del padre partigiano e del «dialogo impossibile» fra i due, visto che il padre è morto quando il magistrato era bambino. «La ricerca prima di scrivere il libro è durata tre anni – ha detto Fontana -. inizialmente ero partito con il voler parlare di politica, poi in realtà pur mantenendo il nodo civile e storico, mi è piaciuto raccontare la storia di padre e figlio». E per rivelare qualche aneddoto curioso, Fontana ha detto che il titolo “Morte di un uomo felice” è un «caso più unico che raro, perché l'ho scelto io e l'editore (Sellerio editore Palermo) l'ha accolto con favore. Generalmente, invece, quando uno scrittore finisce di scrivere il romanzo lo manda all'editore, proponendo un titolo che generalmente all'editore non piace. Succede poi che l'editore ne sceglie un altro che allo scrittore non piace...». Quanto alla scrittura, Fontana è dell'idea che si debba essere autocritici e che ci si debba preparare a scrivere tanto e buttare tanto, «unico metodo di lavoro sano – ha aggiunto -. Io ho iniziato a 16 anni. Magari in quell'età si pensa che chi scrive è ispirato dallo Spirito Santo, ma è una fesseria: scrivere è un lavoro lungo e impegnativo, che richiede tanta determinazione. Si nasce con talenti e predisposizioni ma poi bisogna lavorare per svilupparli». Un grazie per il «regalo» di essere arrivato a Tirano a parlare con i ragazzi è venuto dalla dirigente, Francesca Fumagalli, perché significa che «c'è chi ancora crede e vuole venire a discutere con i giovani».
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