Fiera del bestiame: la storia controcorrente
Strano che a 29 anni nel 2010 una donna decida di avere cura di una mandria di mucche, di portarle in quota d’estate e di girare le fiere per venderle, di produrre latte e formaggio;
ad Aprica, invece, Angela Francesconi ha deciso di fare proprio questo lavoro a contatto con la natura, con le tradizioni, con un passato che vuole perpetuarsi. E’ lei a raccontarci il perché di questa decisione, ieri, alla “Fiera del bestiame” che si è tenuta ai campetti di Aprica e che ha raccolto numerosi acquirenti di Valtellina e Valcamonica. Persone – possiamo dire senza rischio di offesa – di una certa età, dove Angela spiccava per il suo senso imprenditoriale oltre che per essere donna di giovane età impegnata in un mestiere faticoso.
«Faccio questo lavoro da sempre, ci sono nata in questo ambiente – dice -. A venti anni ho finito la scuola. Ho studiato e avrei potuto andare a fare la segretaria, ma se c’è una cosa avviata dai genitori e dai nonni con tanti sacrifici non mi è sembrato giusto farla decadere, chiudere la porta a chiave e basta. Le aziende si sono ridotte, ma si riesce ancora a campare di questo lavoro. Dunque ho pensato che fosse meglio mantenere tutto quello che c’è intorno, curare le malghe e fare bene per noi e per l’ambiente. Certo è un lavoro faticoso, non ci sono giorni di festa, si lavora sempre a meno che non si riesca a darci il cambio in famiglia dove operiamo io, i miei genitori, mio fratello, ci aiuta mio marito, figli e nipoti sono appassionati».
Così l’azienda è attiva da anni, ma solo da quattro viene lavorato il latte. «Prima lo vendevamo ma l’introito era basso, così ora lo usiamo per fare il formaggio – prosegue -. Oggi (ieri per chi legge) abbiamo portato vacche che in parte erano già l’anno scorso in azienda, oppure vacche che compriamo in primavera e mandiamo in malga a S. Antonio e Campovecchio a 2.300 e 2.500 metri di quota per farle diventare gravide o farle ingrassare. Poi il 19 settembre c’è la discesa verso l’azienda. Quattro giorni fa una trentina sono state condotte al Baradello perché a 2.500 metri abbiamo finito l’erba e comincia a fare freddo. In pratica il mestiere è quello di fare diventare belle le mucche e poi di venderle. Dopo Aprica parteciperemo alle fiere a Tirano, Morbegno, Delebio fino alla fine dell’anno, mentre durante tutto l’anno c’è produzione di latte e il caseificio».
Ieri alla “Fiera del bestiame” di Aprica ce n’era un’ottantina di diverso tipo. C’erano le vacche da ingrasso e quelle da macello, le vacche gravide, di primo o secondo parto, vacche che non hanno mai partorito, vacche da latte come una che produce 30 litri di latte al giorno. Diverse tipologie di mucche per soddisfare le diverse tipologie di stalle e allevatori alla manifestazione di fine estate ad Aprica promossa da associazione Agricoltori e Allevatori di Aprica. Ogni anno circa una ventina di vacche viene venduta, mentre i prezzi variano. «Si va da un minimo di 500 euro ad un massimo di 2mila euro – spiega Angela Francesconi -. I prezzi salgono nel caso delle mucche iscritte al libro genealogico dell’allevamento, perché la carta parla di più della vacca. C’è chi compra una manzetta o due per uso famigliare, c’è chi acquista mucche da latte per produrre poi il Bitto o il Sitter, formaggio magro camuno». Ieri infine il rito del passato si è ripetuto: venditore e compratore hanno picchiato la mano, una sopra l’altra, quando sono andati d’accordo sulla vendita. Dopo l’affare tutti a pranzo a base di polenta e cuz, piatto con carne di pecora.
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