Zitello e le arpe incantano Aprica
Il pubblico che ha gremito la sala congressi del centro direzionale di Aprica non voleva più lasciar andar via Vincenzo Zitello e le sue due stupende arpe, una celtica e una bardica. Tanto gradevole e dolce è stato l’intero concerto che nessuno aveva voglia di andarsene.
Ospite del Teglio Teatro Festival Valtellina ad Aprica l’arpista Vincenzo Zitello, che bene conosce la Valtellina, si è esibito mercoledì sera in un concerto viaggio fra i vari mondi. «Ben poco è rimasto della tradizione orale – ha detto all’inizio il musicista -. Tutti hanno ricostruito e arrangiato i brani di questo strumento nato con gli Assiri Babilonesi». Il percorso musicale è partito così con un brano di ispirazione latina “Serenade” per poi passare ai ritmi con sfumature arabeggianti della Spagna con “La moschea”. Suoni ancestrali vengono suggeriti da “Civiltà celesti”. I bardi avevano tre stili, ha spiegato Zitello, da utilizzare con tre tecniche precise: il sonno-commemorazione, la danza-felicità e la nostalgia. Zitello ne ha dato dimostrazione. Commovente “Annina” una lullaby alla scozzese dedicata alla figlia. Spesso nella tradizione i brani hanno nomi delle persone cui sono dedicati. In questo caso la musica non serviva però per dormire, ma per ricordare.
Atmosfere mediterranee in “Anfore” per passare ad una musica ispirata al barocco italiano mischiato a quello irlandese con “Dorato”, e al jazz di Buenos Aires. Nel concerto Zitello ha alternato brani all’arpa celtica, il cui suono è più intenso per via delle corde di budello, e all’arpa gaelica con un suono più squillante ed energico dato dalle corde di metallo. Cambia il suono, immutata rimane la sua capacità di rendere la musica fra il melodioso e l’orecchiabile, virtù non sempre alla portata di tutti.
Cosa c’entrano le rondini con l’arpa? C’entrano, perché per i Celti erano messaggere, portavano le anime. Ecco così una composizione ispirata a questi uccelli, scritta per arpa contemporanea. Zitello sa imprimere dolcezza sulle corde, trattenendo la “fatica” sul volto e sul respiro. In “Blue Bardic” il blu indica la nostalgia emotiva per finire con un brano in cui ha suonato contemporaneamente le due arpe con un effetto visivo ed emotivo.
Il concerto sta per finire ma il pubblico non si decide ad alzarsi dalle sedie tanto che l’arpista chiede: «Non siete ancora stanchi?». Zitello regala ad Aprica ben quattro bis fra cui una “Buona notte” con musica vichinga mista a celtica, “Talismano” preso in prestito dal Madagascar e “Tè verde” composto dall’arpista e dedicato all’amicizia, visto che «a me il caffè non piace e quando gli amici vengono a trovarmi, offro lo il tè». Calorosi applausi alla fine e la ressa di persone attorno a Zitello per conoscere lui e i suoi strumenti.
|