Via l'amianto da Foro Boario
Da una parte c’è l’impellenza temporale determinata dagli obiettivi del Piano amianto regionale Lombardia, dall’altra la indubbia necessità di salvaguardare la salute pubblica: ecco perché la minoranza chiede di individuare nei piani di spesa programmati per il triennio 2010/2012 fonti di bilancio in conto capitale, anche prevedendo la sospensione di alcuni programmi non prioritari, per la copertura necessaria all’operazione Foro Boario.
Dopo un’estenuante seduta di commissione garanzia, il gruppo di opposizione tiranese torna a parlare di amianto e della necessità di riqualificare Foro Boario (intenzione già esplicitata peraltro dall’amministrazione). «Le modalità di risoluzione della bonifica del sito – spiega “Tirano per tutti” - devono essere condotte con metodi non slegati da un progetto di riqualificazione organico e funzionale in tutto il suo complesso. Il processo di valutazione del grado di “pericolosità” del sito è stato condotto da operatori del Comune attraverso la metodica individuata dalla Regione Lombardia e uniforme per tutto il territorio Regionale e, considerato che il valore ID (Indice di degrado) scaturito, (compreso in una scala variabile oscillante da un valore minimo di 12 ad un valore massimo di 80), è risultato pari a 32; si determina la necessità di adoperarsi al più presto per una soluzione accettabile». Le possibilità di bonifica possono prevedere il confinamento/sovra copertura, l’incapsulamento, la rimozione e smaltimento. Ognuna di queste procedure comporta dei costi che indicativamente potrebbero oscillare in difetto per i circa 5000mq di area da un minimo di 100mila ad un massimo di circa 250mila euro più Iva a seconda se si prende in considerazione la prima o l’ultima ipotesi. «Il problema principale – prosegue - nasce dal fatto che, e su questo la maggioranza conviene, qualsiasi procedura attuata comporterebbe una spesa senza alcun beneficio concreto per la comunità di Tirano, se non la rimozione del pericolo amianto, con costi elevati, per cui è bene commisurare all'operazione un progetto specifico. Tra le diverse procedure obbligatorie di carattere transitorio non attuate prima della bonifica si evidenzia principalmente la mancanza di un piano adeguato di monitoraggio e di segnalazione del pericolo ai frequentatori del sito e ai fruitori delle aree abitative e scolastiche circostanti. Non è stata individuata, così come prevista dalla normativa vigente, una figura responsabile del procedimento di verifica e controllo periodica dell’area al fine di valutare i possibili cambiamenti delle coperture in cemento/amianto nel tempo rimasto. Senza creare inutili allarmismi riteniamo comunque prioritari e non derogabili tali adempimenti al fine di tenere sotto controllo l’area interessata. Con lo stesso principio si suggerisce di monitorare negli anni le persone che frequentano il luogo». E come riprogrammare l’area? L’opposizione suggerisce l’allocazione della nuova delle Vigili del fuoco e della Protezione civile, un’area attrezzata per il commercio quotidiano o periodico di prodotti agroalimentari a “Km zero” e/o di artigianato locale prevalentemente legato alla filiera del legno. «Riteniamo opportuno – conclude - data l’esiguità di risorse dei bilanci comunali, che si individuino dei programmi di stimolo per potenziali investitori privati che abbiano interesse, slegato dal meccanismo delle aree Pip, a insediare nuova realtà produttive sul nostro territorio».
|