Docu-fiction: oggi si gira
Immaginiamo una bambina che dalla Bratta, località montana di Bianzone, scende con ai piedi le grosse scarpe di un tempo e in mano un uovo; percorre un sentiero erto sempre con l’uovo in mano e grande attenzione, perché quell’uovo lo deve scambiare con un quaderno che le servirà a scuola. Un’impresa eroica come quella di due altre ragazze che fanno una fatica immane a trasportare le balle di fieno. Visioni, immagini, scene del passato che tornano e che riaffiorano nel docu-fiction che l’attrice e ora regista Valentina Capone sta girando a Bianzone in questi giorni. Un lavoro di 3 settimane per circa 50 ore di girato che sarà selezionato da un montatore professionista di Roma per produrre un video di poco più di un’ora. Una novità e una sfida per Capone e per Bianzone stessa, il cui Comune ed Ecomuseo ha puntato alla realizzazione di un prodotto innovativo per ricordare il passato. La memoria degli anziani è il filo conduttore del lavoro, infatti, che sta interessando una quindicina di attori “pescati” fra i cittadini di Bianzone, ma che già hanno fatto parte del laboratorio teatrale condotto negli anni passati da Capone a Bianzone, oltre a comparse («ce ne vogliono ad libitum», lancia un appello Valentina) per creare questo “film” in tutto e per tutto made in Valtellina. «Il laboratorio teatrale ha quest’anno uno sviluppo nella recitazione cinematografica – spiega l’attrice di origine sondalina -. Mi affiancano Martina Cocco (futura direttrica delle fotografia che ora sta ultimando il centro sperimentale di cinematografia) e Davide Manca, operatore cinetelevisivi. Dalle storie che stiamo raccogliendo dagli anziani, alcune vengono rappresentate visivamente con la grande disponibilità dagli attori del laboratorio abituati in questi quattro anni al mio modo di lavorare. L’impegno è totale e va dalla ricerca dei luoghi a quella degli oggetti dell’epoca: lanterne, strumenti di coltivazione, paglia, foulard della bisnonna, perché tutto, abiti e oggetti, deve essere originale». E prosegue. «L’immagine è un mezzo nuovo che consente una conservazione diversa e attuale della memoria. Il coinvolgimento della popolazione è molto forte, dovunque giriamo si crea interesse. Le prove e le riprese stesse sono aperte e il pubblico è invitato a vederci». Dopo tre settimane di lavoro, Capone volerà a Roma dove sottoporrà il materiale girato ad un montatore insieme al quale, fra agosto e settembre, realizzerà il prodotto finito. «E’ un progetto ambizioso, ma è il primo passo per arrivare a qualcosa di diverso». Intanto per i curiosi, questo pomeriggio si potrà assistere alle riprese dell’arrivo degli ebrei che da Aprica andavano in Svizzera aiutati dalla gente di Bratta e Piazzeda con la figura carismatica di don Cirillo Vitaliani oppure alla scena dei nazisti che minacciano di bruciare Bratta dove gli abitanti hanno svuotato una caserma abbandonata.
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