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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Collaboratori
Data Registrazione: 19-05-05
Messaggi: 5.781
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Bisogna essere preparati alla rabbia silvestre, la malattia è a soli 100 km dai nostri confini in Veneto dove si sono verificati 284 casi dal 2008 ad oggi; e se la rabbia può diffondersi in un anno come è successo in Slovenia nell’arco di 60 km e addirittura di 46 km in Veneto, bisogna alzare le antenne, perché si tratta di una malattia che si trasmette da animale a uomo e non dà scampo. Si muore.
Sono stati delineati scenari quasi “apocalittici” colpendo il pubblico – operatori dell’Azienda sanitaria, della polizia locale, della Forestale e molti cacciatori – con parole forti ma realistiche e con immagini anche truculenti martedì sera nella rinnovata sala della banca Credito Valtellinese a Tirano, dove si è tenuto il convegno sull’evoluzione e le prospettive della rabbia silvestre. Un primo passo necessario per affrontare un problema che in provincia di Sondrio ancora non esiste – sono 200 gli animali al 15 settembre 2010 consegnati all'Asl, tutti negativi alle analisi all'Izsler per la rabbia -, ma che potrebbe presto arrivare. E non si può essere impreparati vista la gravità di questo virus che riporterebbe con la memoria agli ultimi casi dei primi anni Ottanta in Valtellina e Valchiavenna. «Gli ultimi casi di “rabbia silvestre” nella volpe diagnosticati in provincia di Sondrio risalgono agli anni compresi tra il 1981 e il 1985 – ha spiegato Gianola – e da allora ad oggi il monitoraggio effettuato sulle volpi trovate morte ha consentito di considerare libero dalla rabbia il territorio provinciale. L’attuale situazione dell’epidemia di rabbia che, originatasi in Slovenia, a partire dal 2008 ha interessato la regione Friuli Venezia Giulia e, nel 2009, la regione Veneto, nel corso del 2010 ha visto la sua diffusione anche in zona a noi limitrofe quali le province di Trento e Bolzano. Dunque non possiamo restare ad aspettare, è necessario avviare un efficace monitoraggio della “rabbia” anche attraverso la preziosa alleanza di chi per lavoro o per svago presidia attivamente i luoghi dove è presente la fauna selvatica». Posizione condivisa dal presidente del Parco dello Stelvio Ferruccio Tomasi per il quale è utile il coinvolgimento delle aree protette che possono avere ruolo nella tutela del territorio. «La rabbia silvestre ha vettori nella fauna selvatica e può creare problemi spiacevoli negli animali e nell'uomo – ha detto Tomasi -. Dal '97 Italia era considerata sicura, grazie alla vaccinazione delle volpi e al controllo degli animali morsicatori. La vicinanza della Slovenia poneva il rischio della diffusione del virus che si è verificata nel 2008. Dal canto nostro garantiamo di mantenere alto il livello di monitoraggio per ridurre l’impatto della possibile ricomparsa del fenomeno in provincia di Sondrio». Un compito che devono condividere sia chi è addetto al controllo sia chi per passione è vicino alla fauna locale, come ha sottolineato il comandante del corpo Forestale provinciale di Sondrio, Andrea Turco. «Il nostro quadro faunistico si sta arricchendo di nuovi ritorni, fra cui orso e lupo – ha aggiunto, invece, il direttore del Parco delle Orobie, Claudio La Ragione -, oggi ci troviamo ad affrontare il problema della rabbia. E’ un problema tecnico, di stato sanitario nel nostro territorio, ma è anche un problema che va gestito in termini di consenso delle popolazioni locali. Credo che sia importante che gli operatori sappiano gestire in anticipo la questione, dando dimostrazione di conoscere e saper garantire la sicurezza». Essenziale in questa fase che la provincia di Sondrio effettui un’azione efficace di prevenzione contro la rabbia silvestre. Che si declina in diversi comportamenti richiesti a chi frequenta, per lavoro o passione, il bosco. Questo il messaggio lanciato al convegno tiranese sulla rabbia silvestre organizzato dall’Asl di Sondrio. E queste le ricette: per contrastare l’insorgere della malattia letale negli animali e nell’uomo sono necessarie vaccinazioni di animali, monitoraggio attivo sul territorio e passivo con la consegna delle carcasse degli animali rinvenuti morti. «La rabbia non è un’emergenza per ora in Lombardia – ha detto Marco Farioli della Regione Lombardia -, ciò è dovuto all’impegno che i servizi veterinari hanno impiegato e alla collaborazione con le associazioni venatoria e forestale nel programma di vaccinazione e monitoraggio. Alla fine del 2009 è stato fatto un piano di sorveglianza straordinaria con l’obbligo di consegnare carcasse di mammiferi selvatici rinvenuti morti o di volpi morte per motivi di caccia all'Izs (istituto zooprofilattico sperimentale) tramite Asl e un premio di 30 euro per ogni carcassa. Questo discorso è più che mai valido anche adesso, oltre alla denuncia obbligatoria delle morsicature dei cani all'Asl che negli anni è diminuita forse anche perché è diminuito il randagismo, è migliorato il rapporto uomo-animale ed è calata l’attenzione». Fabio Orsi, direttore del servizio Sanità animale dell’Asl di Sondrio, ha fornito dei dati: «Sono 200 gli animali al 15 settembre 2010 consegnati all'Asl, tutti negativi alle analisi all'Izsler per la rabbia. Di questi, 150 sono stati ritrovati morti, 35 abbattuti, 5 investiti, di 10 non si sa la provenienza. Sono arrivate 164 carcasse e 34 teste. Attenzione, le carcasse non devono essere sezionate ma consegnate nello stato nel quale sono rinvenute, manipolate con prudenza e introdotte negli idonei sacchetti di plastica. Il monitoraggio nel territorio della provincia è stato disposto per riconoscere la rabbia al primo insorgere, per cui si dovrà prelevare un animale morto ogni 10-13 km quadrato». |
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