A Rezio Donchi il Tellino d'Oro
Non è certamente da tutti i giorni vedere, com’è stato definito, un «animatore eroico» della cultura in provincia e non solo sciogliersi nella commozione. Ma la voce di Rezio Donchi, caparbio e determinato, impegnato e organizzato, non è riuscita a non spezzarsi durante la consegna del primo Tellino d’Oro, il premio voluto dal Comune di Teglio come attestazione di stima e di gratitudine nei confronti di persone che si siano distinte a favore della crescita civile, sociale e culturale della comunità tellina e della società italiana in generale. Una folla di persone, fra cui autorità (su tutte il colonnello Pierluigi Gabrielli e, alla prima uscita, il prefetto Carmelo Casabona ) e tantissimi amici, oltre alla famiglia di Donchi al completo, hanno calorosamente ringraziato il presidente dell’Accademia del pizzocchero con un lungo applauso a testimonianza di quanto questo premio sia non solo meritato ma condiviso da tutti i tellini e valtellinesi. Un premio «che ha avuto una gestazione lunga – ha detto il vicesindaco, Elio Moretti -, nato per idea di Gianfranco Avella, ma che è importante essere riusciti ad istituire in un paese come Teglio, deputato alla cultura. La commissione ha avuto un lavoro facile, non c’era molto da discutere: era Donchi la persona da premiare». L’assessore alla Cultura, Fabio Cattania, ha ricordato le tappe dei successi di Rezio con la sua Accademia che ha fatto conoscere i pizzoccheri e, in generale, il nome di Teglio e della Valle a Bruxelles, Strasburgo, Città del Vaticano per citare alcune trasferte. «Rezio avrà un carattere duro, qualche volta difficile, ma ama tantissimo Teglio – ha aggiunto Avella -. Questa era una scelta obbligata e ringrazio l’amministrazione comunale per la sensibilità dimostrata nell’istituire questo premio che promuove la comunità tellina e la sua immagine». Poche parole, ma incisive quelle dell’arciprete, don Flavio Crosta, per il quale il premio Tellino d’Oro mette in evidenza quello che c’è, quello che si fa, in un momento storico in cui si parla di quello che non c’è. «Mi auguro che si prosegua con l’iniziativa, perché c’è bisogno di positività e del bello anche se fa sempre più rumore un albero che cade piuttosto che una foresta che cresce». Infine Gianluigi Garbellini, presidente del Centro Tellino di Cultura, ha tracciato il profilo di Donchi: «Se Rezio si mette in mente una cosa, la porta fino in fondo, non demorde mai». Un bell’esempio per tutti. Infine la parola al premiato – insignito con una scultura bronzea rappresentante la torre De li beli miri, realizzata da Roberto Bricalli -: «Tutti mi hanno aiutato in questi anni – ha detto condividendo, da galantuomo qual è, il premio con la moglie Ida -. In questa sala (sala consigliare, nda) andavo a scuola e una mia compagna di classe mi diceva poco fa che, già ai tempi, ero tremendo. Non studiavo molto, ma sapevo dove sarei voluto arrivare…».
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