Don Cirillo Vitalini. Salvò ebrei di Aprica e Bratta dall'incendio
«Sicura guida spirituale, ha condiviso in tutto la vita delle comunità, ha testimoniato i valori del rispetto reciproco, della solidarietà, dell’accoglienza. Ha dato un contributo decisivo per la salvezza della sua comunità e di tanti ebrei e perseguitati dal nazifascismo». Sono queste le parole incise sulla lapide che, ieri mattina, è stata scoperta e inaugurata a Stazzona in memoria di don Cirillo Vitalini (1915-2003) sacerdote al servizio delle parrocchie di Bratta (frazione di Bianzone) dal 1939 al 1957 e poi di Stazzona dal 1957 al 2003. La cerimonia - voluta dal Comune di Villa e partecipata anche dai Comuni di Bianzone, Aprica, dalle autorità militari e dagli alpini - è stata promossa in coincidenza del giorno della memoria per non dimenticare le atrocità della guerra, ma anche gli atti di coraggio legati alla Shoah. Ieri c’è stata la prima delle due celebrazioni per fare memoria di don Cirillo e, domenica prossima, a Motta di don Giuseppe Carozzi. La manifestazione è iniziata con la celebrazione della Messa da parte del parroco, don Giovanni Villa, che ha ricordato nell’omelia don Cirillo: «Don Cirillo ha testimoniato il Vangelo dove il Signore lo ha preposto, seminando Vangelo in movimento, mettendo tutto se stesso e pure la sua vita a repentaglio». Come don Cirillo raccontò «il 9 e 10 settembre 1043 arrivarono i soldati tedeschi a Tirano, silenziosa e mezza deserta – si legge nella raccolta curata da Nadia Menghina “Salutami la mia mamma” -; incontrai in bicicletta, al ponte del Poschiavino il primo reparto a piedi e con profondo rammarico pensai: “Ecco che arrivano!”. Immediatamente don Carozzi mi inviò ottanta ebrei da Aprica, donne, bambini, uomini con valigie, da indirizzare in Svizzera. Parlai prima con il brigadiere della Guardia di finanza a Campione sopra Bratta. Essi li presero sotto la loro protezione, li accompagnarono e poi, con loro, si rifugiarono tutti oltre confine. Da quel giorno molte persone salirono a Bratta per espatriare; parecchie bussarono anche alla mia porta di giorno e di notte».
Ma l’impegno di don Vitalini fu anche civile, per lo sviluppo economico e sociale della sua comunità. Il sindaco, Giacomo Tognini, ha ricordato l’elettrificazione della Bratta: «In sette mesi ha portato la luce lassù – ha detto Tognini -, quando oggi per mettere un lampione ci vogliono due anni. A Stazzona ha proseguito il suo impegno. I primi immigrati che arrivavano nei nostri paesi hanno trovato ospitalità nella sua casa. Ha avuto attenzione per le persone, gli ammalati, gli anziani. Senza risparmio di fatiche e concreta generosità ha avuto grande cura del patrimonio parrocchiale, delle nostre chiese. E poi l’amore per la natura e la montagna, documentato nei filmati che ci ha lasciato».
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