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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Collaboratori
Data Registrazione: 19-05-05
Messaggi: 5.781
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Il ringraziamento che la comunità famigliare “L’Arco” rivolge al “Cuore di
Tirano” per i fondi ad essa erogati è l’occasione per parlare dell’attività della struttura abduana che accoglie minori in difficoltà. A “L’Arco”, infatti, la Pro loco di Tirano, in collaborazione con tutte le associazioni locali, ha assegnato il contributo di 7.180 euro raccolto durante le iniziative svoltesi lo scorso periodo natalizio. Un regalo che è servito per completare l’arredamento della nuova casa dove Gisella Tecchio ed Ercole Piani, con l’ausilio di due educatrici turnanti, accolgono sei minori (il numero massimo di ospitalità). «Siamo usciti da casa nostra, perché era troppo piccola e non corrispondeva ai parametri richiesti dalle normative – spiegano Piani e Tecchio -. Ci sembra giusto ora ringraziare Pro loco e associazioni rendendo conto come abbiamo utilizzato i fondi, ovvero per realizzare un bagno che ci è stato richiesto e due camere. Un grazie anche a Guido Lersa che ci ha offerto l’arredo del bagno». In questo momento la comunità di Tirano accoglie sei minori (per ognuno di loro essa riceve un compenso giornaliero dai Comuni), ma ci sono sempre tante richieste da parte dei ragazzi della zona, per la maggior parte adolescenti. Solo ultimamente sono pervenute richieste per coppie di fratelli di 5-7 anni. In Valtellina sono tre le comunità famigliari, ma non sono sufficienti per coprire le domande, così tanti bambini vengono mandati fuori provincia. Anche fuori provincia è difficile trovare posto nelle comunità perché sono piene. Diversamente ci sono le comunità educative, gestite solo da educatori senza famiglia di riferimento, e le comunità terapeutiche. «La nostra casa famiglia è improntata sul progetto di famiglia, le relazioni sono quelle di una famiglia – proseguono -. I minori sono persone che portano gravi disagi soprattutto a livello affettivo. Gli ultimi arrivati sono ragazzi rifiutati, che vengono da affidi falliti. Il tempo in cui si fermano da noi dipende dal programma e da come si risolvono le situazioni famigliari. Difficile rispettare il termine di 2 anni, generalmente rimangono fino alla maggiore età». “L’Arco” rivolge, dunque, un appello: «Cerchiamo persone volontarie che ci diano una mano. Il volontario non può sostituire professionisti, ma riesce a compensare spazi. Avremmo bisogno di persone che affettivamente si attaccano a questi ragazzi, ad esempio insegnanti in pensione che abbiano voglia di aiutare a fare i compiti o giocare con i più piccoli. Parliamo di ragazzi che stanno denunciando un disagio. Se gli adulti non lo colgono esso diventa abuso, violenza, devianza. Questo è un problema della società. Ringraziamo chi ci ha dato una mano e gli amici che ci sostengono, ma avremmo bisogno di una partecipazione più sensibile da parte della società e degli enti». |
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