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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 21-05-13, 08:09   #1
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Predefinito La nuova sfida verde: l'agripellet

Una nuova sfida verde è stata lanciata ieri a Tirano: la produzione di energia termica attraverso l’agripellet ovvero il pellet ottenuto dagli scarti delle ramaglie di viti e di altre piante. Una scommessa sulla quale la Federazione italiana dei produttori da fonti rinnovabili, il Distretto Agro Energetico Lombardo, il Teleriscaldamento Cogenerazione V.V.V. e l’Associazione Ambiente Valtellina hanno deciso di puntare. Anche in Valtellina. E già alcune aziende e cooperative stanno manifestando interesse verso questa nuova forma di green economy locale.
«In Italia ci sono 870mila ettari di viti che lasciano un residuo di potature di tre tonnellate per ettaro. Il che vuole dir più di 2 milioni e mezzo di scarti – ha spiegato il presidente di Fiper, Walter Righini -. E’ vero che in Valtellina la raccolta si presenta più difficile rispetto a località coltivate in Piemonte o Toscana, ma anche nel suo piccolo la Valtellina potrebbe rendere». L’operazione, presentata ieri anche illustrando il funzionamento dei macchinari (costo fra i 70 e gli 80mila euro), prevede la raccolta dei sarmenti di vite che, tramite un sistema brevettato, vengono tagliati in pezzi di dimensione ottimale per una facile e rapida essicazione, anche per elevati stoccaggi. Il prodotto ottenuto, attraverso la naturale essicazione all’aria, risulta quindi pronto alla combustione in caldaia a biomassa oppure alla trasformazione in pellet.
«Aziende agricole di certe dimensione o un’unione di aziende agricole o ancora cooperative potrebbero unirsi per questa operazione verde – prosegue Righini -. Invece di bruciare sul terreno o lasciare indietro i sarmenti si può produrre energia pulita. Rispetto al pellet normale, l’agripellet ha lo stesso potere calorifero, unico svantaggio è che produce un po’ più di cenere. Con due metri di filari di vite si fa un chilo di biomassa. Con 4 chili e mezzo di legna si sostituisce un litro di gasolio. È un discorso interessante quello di usare l’agripellet al posto del pellet, che arriva dall’Austria con un risparmio di costo del 25 per cento. La centrale del teleriscaldamento non ha questo macchinario in dotazione ad ora, ma se ci fosse interesse fra gli agricoltori e le case vinicole possiamo pensarci». Non solo i tralci di vite, però. I collaboratori di Fiper hanno mostrato anche la produzione di concime organico in pellet con l’utilizzo di ceneri provenienti dalle centrali di teleriscaldamento a biomassa agroforestale e di digestato solido derivante da impianti di biogas agricolo.
«Solo attraverso un’azione sinergica dei diversi attori della filiera e delle istituzioni – conclude Righini -, sarà possibile impiegare il “petrolio verde” italiano, ossia le biomasse solide, per la produzione di energia termica ed elettrica. La transizione della carbonizzazione dell’economia verso l’impiego delle fonti rinnovabili è un investimento che può rafforzare la competitività delle aziende nazionali e mettere al riparo i cittadini da esorbitanti rincari dei combustili fossili».
«Non sono i tralci delle viti possono essere triturati per fare cippato e pellet. Si può pensare anche alle potature del melo o del kiwi oppure le ramaglie del giardino. Se Melavì, ad esempio, con le tre cooperative potessero produrre agripellet con una macchina in comune, ogni socio potrebbe portarsi a casa il suo materiale».
È il pensiero di Gino Giudici, presidente di Ambiente Valtellina onlus che da anni si occupa della raccolta di potature che vengono conferite alla centrale del teleriscaldamento di Tirano. Prima l’associazione ha iniziato a raccogliere le ramaglie a Villa e Tirano, poi si è allargata a Bianzone e Teglio ed ora anche a Sondrio. L’anno in cui è stato raccolto più quantitativo sono stati raggiunti i 6.900 quintali, ora si è sui 3mila quintali all’anno.
«Il messaggio che vogliamo dare è che le potature sono una risorsa e non uno scarto – dice Giudici -. Unendosi si può acquistare il macchinario che serve per produrre l’agripellet». Ambiente Valtellina, dal canto suo, cerca di offrire il servizio di raccolta, anche se i costi di trasporto fino alla centrale sono il dato che più incide. Tant’è che il sodalizio ha fatto richiesta ai Comuni di contributo per sostenere i costi di trasporto, ma non tutte le amministrazioni lo hanno accolto.
«Facciamo ora la raccolta dal bosco, ma si potrebbe fare anche con le ramaglie delle viti – prosegue -. Il passo ulteriore potrebbe essere quello di lavorare in sito e, in quel caso, potrebbe fare l’opera una cooperativa sociale».
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