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Generale Il forum per discutere di tutto

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Vecchio 27-09-09, 20:51   #1
Gianmario
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Predefinito Restauro Timido

Da alcuni anni è nata l'associazione Shy Architecture che si propone di affrontare il tema della conservazione architettonica e dell'architettura in genere con un atteggiamento riflessivo e rispettoso, in contrasto con la prepotenza e l'arroganza di certi interventi; ciascuno di noi può facilmente ricordarne più di uno...
Di seguito IL MANIFESTINO ROSSO DELL'ARCHITETTURA TIMIDA
:

“Oggi la sola teoria del restauro che si possa professare è la fine delle teorie del restauro. In quasi due secoli se ne sono viste delle belle.
La situazione di oggi è dominata dalla volontà di potenza del divenire e quindi dalla tecnica che da mezzo è diventato fine e fa girare il mondo. Oggi la virtù è fare qualche cosa in meno tempo di un altro. Nel campo del restauro ci si è adeguati alla pazzia del mondo.
Ora è il tempo di prendersi una pausa, di fare una dormita. Ora è il tempo del distacco, dell’abbandono , c’è bisogno di ricreazione. Ci si deve allontanare dalla cose per vederle meglio così come bisogna uscire della città per vedere quanto sono alte le sue torri.
Il restauro timido, e più in generale l’architettura timida, hanno come ispiratore il carattere timido. Le persone coraggiose cambiano, modificano e alterano la realtà ma i timidi sono i protettori della vita. Sono i veri “conservatori”. I timidi sono attenti e sensibili, a volte possono essere eccessivi nelle cautele, ma raramente si sbagliano a percepire il pericolo. Sono le nostre sentinelle; se li ascoltiamo, la loro paura può proteggerci tutti quanti. Il timido è l’unico che ci fa capire i nostri limiti, che ci segnali il nostro limite umano (conosci te stesso ), così la timidezza è anche la nostra saggezza.
Il restauro timido è l’arte di saper ascoltare. Certo è molto difficile imparare a farlo. Ciò vale anche per il nostro comportamento con gli altri uomini. Il timido impara ad ascoltare l’altro, astenendosi dal volerne anticipare il pensiero ( credendo magari di averlo già inteso ) ed è disposto a prestare attenzione. . Il pensiero timido sfoglia le pagine di un libro sostando anche a lungo sulle righe e sugli spazi bianchi fra le righe, senza alcuna fretta di vedere come andrà a finire la storia. Torna sui propri passi perché gli sembra di non aver capito.
Il timido utilizza la virtù aristotelica della prònesis che è quel sapere pratico che ci è necessario per agire e per prendere decisioni nelle varie situazioni della vita.
La vera ricchezza dell’architetto o del restauratore timido è data da saper intervenire con poco, del quale poco non vi è mai penuria. Al contrario la pazzia del restauro tradizionale e dell’architettura contemporanea è basata sulla tecnica miracolosa, sullo spreco delle risorse, sul consumismo dilagante, sull' opulenza, sulla volontà di potenza che è solo un fantasma.
La grande ricchezza del restauro timido è l’assenza, la rinuncia all’intervento secondo il principio del “quieta non movere”, l’inutilità dell’intervento se non strettamente necessario. La sua qualità è il nascondersi, il fermarsi al momento opportuno, la non spettacolarizzazione dell’intervento, la consapevolezza di non poter capire tutto, la prudenza, in poche parole la timidezza.
Sisifo esiste, ma esiste su questa terra, lo abbiamo sotto gli occhi. E’ la ruota che gira degli affari, dei costi gonfiati, dei restauri esemplari, della restituzione al primitivo splendore, della selezione arbitraria basata su criteri storici o estetici, dei grandi sponsor, degli interventi definitivi e massicci, delle selvagge messe a norma, delle decorticazioni di intonaci.Siamo di fronte ad una vera e propria bulimia del restauro.
Il restauro tradizionale è impersonificato da Sisifo mentre il restauro timido dal coniglio.
Il coniglio è colui che scava. Coniglio è l’animale che fa e che sta nel buco. Il coniglio come il timido rosicchia, rode. Guardingo verso qualunque pericolo, la sua proverbiale timidezza scava, morde, rode il mondo. Alla volontà di potenza del mondo della tecnica, la filosofia caratteriale del timido risponde con parsimonia e con economia.
Il restauro timido, o meglio la conservazione timida, si occupa di tutti quegli aspetti che normalmente il restauro e, più in generale, l’architettura tradizionale trascura.
Il restauro timido di fronte alla tecnica si comporta con dolcezza.
Il restauro timido di fronte all’economia mette in pratica un nuovo sciopero: non sciopera dalla produzione ma dal consumo. Omnia mea mecum porto.
Il timido a tavola assaggia i cibi e poi li lascia.”

http://shyarch.it/index.htm

In allegato un articolo di qualche anno fa sulla pratica del restauro architettonico in Valtellina; adesso è anche peggio...
Files Allegati
Tipo file: pdf Restauro in Valtellina.pdf‎ (16,7 KB, 520 visite)
Gianmario non  è collegato   Rispondi Citando
Vecchio 28-09-09, 22:57   #2
clara
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Gianmario .

Condivido il manifesto (quieta non movere) riferito all'arte, magari non proprio all'uomo (uomo timido coniglio, non mi piace proprio come aspirazione).

Interessante il punto di vista focalizzato sul restauro inteso come conservazione. Spesso si punta il dito contro gli eccessi del nuovo, ma il "vecchio snaturato" è una grossa perdita sotto diversi aspetti.

Attendo nuovi spunti...

clara non  è collegato   Rispondi Citando
Vecchio 29-09-09, 00:06   #3
Gianmario
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...Quasi sulla scia di quest'idea, qualche tempo fa la Silvana di Valtellinarte aveva in mente di trasporre il "concetto" riferendosi alla nostra terra e creando un nuovo sito chiamato "Valtellinate"... e ce ne sarebbero...
...Ma anche per i giornalisti (volendo), esclusi i presenti. La parte migliore dell'articolo che ho allegato è proprio il titolo che li prende un po' in giro per la scarsa fantasia e la retorica, almeno nei titoli che sono spesso ripetitivi: "Antico splendore, bellezza di un tempo e nuova vita".

piesse: adesso scateno qualcuno
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Vecchio 29-09-09, 00:21   #4
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Hai ragione Clara, per proporre il restauro timido, bisogna avere un carattere forte. Al giorno d'oggi si tratta propriamente di andare contro corrente (ritorna un discorso...), ma proprio risalire una cascata, non so se rendo l'idea. Ci sono in ballo interessi notevoli e POTERI FORTI. Sapete che fine sta facendo il Soprintendente ai beni architettonici di Brescia per essersi permesso di andare contro gli imprenditori edili locali cercando di limitarne gli abusi? Lo stanno trasferendo a Trieste = PUNIZIONE! Sì, non è che gli stanno preparando un attentato, però chi dà "fastidio" in qualche modo viene eliminato...
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Vecchio 30-09-09, 16:34   #5
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Citazione:
Originariamente inviato da Gianmario;5214[SIZE=4
...Ma anche per i giornalisti (volendo), esclusi i presenti. La parte migliore dell'articolo che ho allegato è proprio il titolo che li prende un po' in giro per la scarsa fantasia e la retorica, almeno nei titoli che sono spesso ripetitivi: "Antico splendore, bellezza di un tempo e nuova vita".[/SIZE]

piesse: adesso scateno qualcuno
Hai ragione. Non sai quante volte ho scritto - mea culpa - "Nuova vita a ..." nei pezzi. Qualche suggerimento per così dire espressivo, caro architetto?

clara non  è collegato   Rispondi Citando
Vecchio 01-10-09, 21:14   #6
Gianmario
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Suggerimenti? Non so, dipende, io prenderei spunto da qualcosa di particolare che ha l'edificio, ma direi che non ho degli slogan pronti. Certo, a volte è comodo usarli e molto probabilmente permette anche alla gente che legge di riuscire subito ad individuare l'argomento.
Comunque volevo aggiungere che sono perfettamente cosciente del fatto che il restauro che propone Ermentini, che io condivido appieno, è utopia quasi al 100%; la conservazione vera e propria si potrebbe forse applicare ai ruderi, ma anche questo non sempre accade. In questi periodi di incertezze la gente trova sicurezza anche nel vedere un edificio nuovo di pacca e diventa sempre più difficile far comprendere la valenza storica o proporre una lettura di solamente una parte del monumento. Bisognerebbe iniziare ad insegnarlo ai bambini; una volta ci ho provato quando una mia amica mi ha invitato a parlare in una classe delle elementari. In sintesi ho detto loro che forse non ci dovrebbe importare di vedere un castello (l'esempio era un castello) ricostruito come (forse) era nel medioevo, ma è molto meglio vederlo così com'è nella vecchiaia. Sono strani vecchi i castelli perché sono vecchi adesso che noi siamo giovani e continueranno ad esserlo quando saremo vecchi anche noi e anche dopo, per chissà quanto tempo. Però i vecchi sanno raccontare le storie e le storie stimolano l'immaginazione e fanno sognare, la cosa più bella del mondo.
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