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Radiografia a 659 edifici del centro storico
Parola chiave: mantenere l’esistente; ovvero le aree agricole intorno a Ponte in Valtellina, scelta in controtendenza, forse, rispetto ad altre località; ma anche valorizzare il centro storico con interventi mirati; per ottenere ciò, il “cuore” del paese è stato oggetto di una “radiografia” precisa: 659 edifici sono stati classificati, uno ad uno, e su di essi sono stati previsti interventi suddivisi in cinque classi.
Questo il succo del Piano del governo del territorio di Ponte, adottato mercoledì sera in consiglio comunale con l’astensione della minoranza. Il piano, che rispetta le indicazioni presenti nel piano territoriale di coordinamento provinciale, è stato redatto dallo Studio Quattro di Chiavenna in modo associato con i Comuni di Montagna, Tresivio e Piateda con il duplice obiettivo di dare omogeneità alla pianificazione e di consentire l’accesso ai finanziamenti dalla Regione. Tant’è che il Comune di Ponte ha avuto contributo di 13mila euro su un costo di 50mila euro per la redazione. «La presenza di una variante al Prg recente, approvata nel 2003, ci ha permesso di analizzare gli errori contenuti e di effettuare miglioramenti – ha affermato il sindaco, Franco Biscotti -. La nostra scelta è stata quella di affrontare il nuovo strumento urbanistico con un’idea conservativa del territorio per diverse ragioni: la popolazione è costante negli anni e, dunque, non vi è grande necessità abitativa; le aree agricole vanno mantenute per l’aspetto socio-economico. Abbiamo già un tessuto urbano consolidato, intendiamo mantenerlo, se non tappare qualche buco». Innovativa la procedura seguita per il centro storico, la cui valorizzazione non è facile da affrontare, seppure non si sia di fronte a situazioni eccessive di degrado e abbandono. Nel perimetro centrale, dove c'è il selciato cioè, abitano ancora mille persone, rispetto alle 1600 persone di Ponte centro. «Gli edifici sono stati censiti tutti ad uno ad uno e classificati con schede – ha spiegato il sindaco -, che diventano la fotografia del singolo fabbricato, del pregio o della criticità dello stesso. Sono previsti cinque gradi di intervento, partendo dall’immobile monumentale con assoluta tutela fino ai più malmessi e pregiudicati da interventi non consoni, dove si prevede il rifacimento migliorativo. Dopodiché entra in gioco l’amministrazione che darà una forma di incentivazione per chi interviene nel centro storico. È allo studio un regolamento che consentirà di accedere o all’abbattimento di oneri e costi o ad incentivi economici per i lavori».
«Sono sempre stato orgoglioso di essere cittadino di Ponte, ma stasera lo sono ancora di più – ha aggiunto il vicesindaco, Massimo Sertori -. Come presidente della Provincia ha avuto l’onore di approvare il piano territoriale di coordinamento provinciale che è la sommatoria dei 78 Pgt della provincia. Una trentina di Pgt sono già stati approvati. Nel caso di Ponte non ci sono stati recepimenti di interessi che andassero fuori dalla struttura, anche politica, che ci siamo dati come amministrazione. La politica è stata di esaltare le caratteristiche del centro storico per farlo vivere. Ponte, inoltre, è un paese a vocazione agricola e abbiamo conservato questo aspetto. Non nego che possa anche averne anche una turistica e su questo si potrà lavorare con il coinvolgimento degli altri Comuni».
«Questa amministrazione è motivata? Mi sembra che sia arrivata a presentare il Pgt perché costretta per legge. Ci crediamo nello sviluppo del paese o no? Vogliamo inventarci qualcosa di diverso?». Ha concluso con queste domande il consigliere di minoranza di Ponte, Raffaele Mitrano, il suo commento al Pgt, motivando l’astensione alla votazione per non avere avuto sufficiente tempo per studiare il piano. Pur evidenziando il grosso lavoro fatto dagli estensori del piano, che hanno fornito una banca dati, utile per quantità e qualità, del paese, soprattutto per il centro storico, Mitrano si sarebbe aspettato la predisposizione di un questionario per la popolazione per conoscere aspettative, criticità e stato di soddisfazione di vivere a Ponte. «E’ vero che non è stata aggiunta molta possibilità edificatoria, ma fra il vecchio e il nuovo si potranno costruire 60mila metri quadrati in più, cioè 60 nuove case – ha detto -. Non è poco. Io non avrei incrementato neanche quel poco, avrei puntato solo sul borgo. Bene le agevolazioni, ma rimane il disagio di recuperare nel centro storico, bisogna fare di più. Ritengo che sia ora di far rispettare il regolamento edilizio, non possiamo all'ingresso di Ponte avere case celesti e gialle. Mi lascia sconcertato che in località Roncola stia spuntando un capannone che diventerà un condominio sulla Panoramica. Avrei fatto qualcosa di più nella zona di Madonna di Campagna, decentrando la zona sportiva e decongestionando così dal traffico il centro. La Casa di riposo è satura, ci sono numerose domande, in centro paese è stretta, si poteva pensare a un’altra collocazione». Francesco Bertoletti ha chiosato: «Si dice che Ponte è paese agricolo, ma sono poche le famiglie che si dedicano all’agricoltura, oppure è un paese turistico o vuole diventarlo? Non si capisce».
Alle osservazioni dell’opposizione ha risposto il sindaco difendendo il coinvolgimento della popolazione. «Sul bollettino comunale abbiamo aperto la discussione – ha replicato Biscotti -. Guarda caso le richieste arrivate, riguardavano per lo più la modifica del terreno da agricolo a edificabile. Quanto al centro storico, se vogliamo far viverci la gente, non possiamo pensare di spostare campo sportivo e scuola all'esterno, anche se ciò comporta problemi operativi. Gli stessi parcheggi bisogna crearli fuori, a mio avviso. Fare un campo sportivo a Madonna di Campagna è uno scempio solo a pensarci. Non si può devastare un’area stupenda come quella per questo scopo. La Casa di riposo è l’esempio eclatante di come far vivere il paese all'interno. Per noi è un fiore all'occhiello averla lì. L’ampliamento, peraltro, è una scelta sovracomunale. Insomma il nostro non è Pgt casuale, ma motivato da queste indicazioni».
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