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| Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi |
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Collaboratori
Data Registrazione: 19-05-05
Messaggi: 5.781
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Avrebbe voluto fare il critico d’arte nella vita, invece si “ritrova” a fare l’attore, il regista e anche lo scenografo, ma ama anche dipingere. Ferdinando Bruni, fondatore del teatro dell’Elfo di Milano che ora dirige insieme a Elio De Capitani e Fiorenzo Grassi, si rivela per Sondrio Teatro.
«Faccio teatro da 40 anni, ho cominciato che frequentavo l’università. La direzione dell’Elfo è un impegno notevole che, a volte, prevarica sulle esigenze dell’arte. Oggi finisco qui a Sondrio e domani sono a Milano a scrivere le relazioni consuntive per il Ministero. Bisogna essere “rinascimentali” in teatro: essere capaci di fare tutto, non essere passivi, conoscere tutte le fasi». “Rosso”, già 70 repliche alle spalle, è un grande successo. Perché? «Nonostante parli di argomenti complessi e di un personaggio non molto noto, l’autore, che è anche sceneggiatore di cinema, è stato capace di essere comunicativo e coinvolgente. Tanti i temi affrontati, ma uno in particolare viene percepito dal pubblico: il rapporto fra adulto e giovane e la fatica di un giovane nel conquistarsi un posto e un’autonomia. Una difficoltà che vale per tutti i mestieri». Teatro e pittura sul palco insieme. Com’è calibrato questo connubio? «Il testo usa la pittura per fare un discorso per tutte le arti sul ruolo dell’artista, il suo rapporto col mercato, quanto deve essere rigoroso e quanto può concedere alla committenza. È un percorso verso la rinuncia, verso l’arte intesa come arte pura che non ci contamina. Mark Rotkho per primo si è posto il problema del rapporto fra opera e fruitore. Ha fatto opere grandi per avvolgere lo spettatore e ha lasciato indicazioni rigorose su come dovevano essere sistemate, sulla luce e la distanza fra spettatore e opera. Vale anche per il teatro, no?». E poi c’è la luce così importante sia a teatro sia in pittura, non è vero? «Ad un certo punto dello spettacolo Rotko abbassa le luci sulle opere come si fa teatro. La luce tropo violenta ammazza la luce del quadro. Anche a teatro accade qualcosa di simile talvolta». Prossimo lavoro? «Insieme a De Capitani saremo in scena ad ottobre con un testo scritto da Peter Morgan “Frost Dixon”, la storia di come un anchorman inglese riuscirà a fare un’intervista a Richard Dixon dopo l’affare Watergate facendogli riconoscere una responsabilità penale. È un testo sull’onestà politica». |
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