Quando l'amore è solo amore per sè
Un amore che diventa fusione nell’altro o addirittura schiavitù. Il non essere capace di restare senza l’altro diventa dolore, in ogni carezza è nascosta la crudeltà. Allora subentra la paura e, per salvare se stessi o perché si ama più se stessi dell’altro, ci si impone la separazione e l’amore continua a vivere soltanto in un rapporto epistolare, dove tutto è più semplice, dove non si sa più nulla dell’amato. Tanto che questo può addirittura essere morto e un’altra persona averne preso il posto nella scrittura.
Tante sfaccettature dell’amore o, per citare il titolo, tante variazione enigmatiche dell’amore nello spettacolo “Variazioni enigmatiche” seguito con grande attenzione e calorosamente applaudito mercoledì sera alla sala don Chiari per Sondrio Teatro.
Una stanza, uno scrittore solitario e scontroso e un giornalista – vero o presunto - alla ricerca della verità: il risultato un'ora e mezza di dialogo forsennato senza pause, si snoda tra botta e risposta brillanti e snocciola perle di saggezza, evolvendosi in continui colpi di scena, che è quasi un peccato svelare al lettore visto che costituiscono il cuore del testo. L’avvicinamento alle rivelazioni è graduale: prima lo scrittore Abel Znorko (Saverio Marconi) insulta il giornalista Erik Larsen (Gian Paolo Valentini) dicendo che appartiene alla categoria dei «minorati della creazione», per le assurde domande («Che differenza c’è fra ciò che scrive e ciò che fa?») come se si dovesse «chiedere a Omero se ha vissuto sull’Olimpo con gli dei». Invece lo scrittore è chi non fornisce la verità, ma solo gli artifizi, «chi fabbrica falsità». Poi il discorso vira verso l’amore inizialmente definito «fugace», con «il fascino del labirinto». Il duello dialettico che si consuma fra un uomo straordinario, ricco e famoso, e un uomo ordinario è serrato e la rivelazione che entrambi amano la stessa donna (e poi che la stessa è morta da dieci anni) fa sobbalzare gli spettatori sulla poltrona del teatro, trasformando il classico triangolo amoroso in un qualcosa di più raffinato e filosofico sulle note di un vinile (la composizione di Edward Elgar) che rastrella sempre le stesse note ma variando leggermente, cercando le sfumature della frontiera. E la frontiera è quella fisica dell’Isola del Nord in cui lo scrittore si è rintanato, dove «la natura non si agita, si riposa», dove «l’aurora dura sei mesi e il crepuscolo altri sei mesi» e il passaggio dalla luce al buio sul fondale spegne il tempo e il senso della vita. Tanto che lo scrittore si inventa «il culto della letteratura» per risparmiarsi la pena di vivere, «io la vita voglio scriverla, comporla» dice Znorko. E anche l’amore viene composto sulle lettere e non importa se il destinatario è un lui o una lei, perché ciò che importa è nutrire soltanto un «malinteso fortunato» e, con esso, se stessi.
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