La morfologia del territorio sale sul palco
Che la morfologia di un territorio diventi il tema di uno spettacolo teatrale pare davvero strano. Eppure è questa la nuova sfida del laboratorio di Bianzone, intitolato per l’appunto“Mappare Bianzone – luoghi mestieri e sapori di un tempo: come la morfologia di un territorio ha condizionato la comunità”, che si terrà sabato 30 luglio alle 21 nella palestra comunale di Bianzone. Per la sesta edizione del progetto (nato dalla stretta collaborazione tra il Comune di Bianzone, l’Ecomuseo delle Terrazze Retiche di Bianzone e l’attrice e regista Valentina Capone, dai natali valtellinesi), si è deciso di espandere l’idea, dopo la docufiction dello scorso anno, in uno spettacolo multiarte che potesse comprendere teatro - documentario e squarci di cortometraggio, con l’unico scopo di raccontare Bianzone, i suoi toponimi, la sua storia e la sua gente. «Bianzone ha abbracciato la nostra troupe con la gentilezza delle persone che ci aprivano le case o i luoghi sepolti dal tempo ed ancora con la polvere di anni passati, il rintocco puntuale delle campane che hanno scandito ogni istantanea – racconta Capone -. Sapevamo già cosa dovevamo fare o meglio quale poteva essere il filo rosso del progetto: antichi mestieri, antichi sapori e la riscoperta di luoghi il cui significato è ora lontano». A parte Valentina, coordinatrice principale e regista, gli altri non conoscevano il posto ed il suo baule di memorie erano un po’ spaventati dall’idea di creare uno spettacolo brillante che prevedesse coordinate così specifiche. E’ bastato poco: l’operatrice Carmen Tofeni, facendo la prima perlustrazione, è tornata con una miriade di foto: uno scatto sulla vecchia casa, un altro dedicato all’osteria, scatti sugli sguardi così vicini, sulle vigne in sapore, e sapeva già cosa lasciare e cosa conservare. La regista Benedetta Pontellini si è messa subito a lavoro seduta sul tetto di una casa ad osservare e si è lasciata andare, creando inquadrature e scene: Bianzone s’apriva, lei afferrava ogni suo respiro. Claudia Gatti, affascinata da nuovi volti e nuove sonorità, creava la trama dello spettacolo, esplorando anche la possibilità del linguaggio video per idearvi storie non confinabili sul semplice palcoscenico. Emilio Casalini contribuiva per il montaggio video, seguendo però anche le prove ed i set quotidianamente allestiti perché incuriosito dalla modalità in cui il paese accoglieva e reagiva agli stimoli; da Roma Alessandro Turella portava un camion di luci ed effetti speciali per colorare la storia. Valentina Capone, infine, organizzava le proposte, sostenendo e favorendo l’incontro tra gli artisti, ed “suoi” attori, preparati nelle esperienze passate ed ora pronti a questo progetto nuovo e sicuramente complesso. E ora il risultato di questo lavoro sarà fatto conoscere alla popolazione in una serata di cultura e festa.
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