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Vecchio 25-04-15, 10:44   #1
Abriga.it
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Predefinito Tre opere all'rsa di Tirano

Hanno trovato una collocazione, decorosa e apprezzata da tutti, tre opere conservate da qualche anno nel deposito del Museo Etnografico di Tirano. Si tratta di tre dipinti di Wanda Guanella, Valerio Righini e Eugenio Comencini, che sono stati dati in “prestito” alla Casa di riposo Città di Tirano dal Museo e dall'Ordine dei Servi di Maria che ne è proprietario, in modo che possano essere fruibili rispetto alla conservazione di un deposito. Parliamo di un'Apparizione del pittore torinese, Eugenio Comencini, già docente all'Accademia delle Belle Arti di Venezia, scomparso settimana scorsa. La tela è giocata con colori vivaci e allegri e rappresenta l'Apparizione al di sopra di una fascia per così dire più popolare che riprende un tavolo con persone che giocano a carte, in un'unione fra popolo e spiritualità. L'opera di Righini “Una ultima cena”, invece, fa parte della produzione degli anni Ottanta dell'artista tiranese. Parliamo di un dipinto su plexiglass con diversi omaggi a maestri dell'arte di ieri, da Caravaggio a Cimadue a Brugel. Infine – l'opera che ha destato più scalpore fra gli ospiti dell'rsa – la Processione di Guanella che racconta questo momento popolare con la presenza di umili contadini, gente in cammino e fra questa don Tarcisio Salice, la madre di Guanella stessa.
«Le opere sono nate per il “Progetto San Remigio” nei primi anni Ottanta - ha spiegato il direttore del Museo tiranese, Bruno Ciapponi Landi -. L'idea era quella di far dialogare l'arte sacra e del passato con l'arte contemporanea. E' stata una scommessa in cui avevamo coinvolto una serie di persone che ruotavano attorno alla casa di padre Camillo De Piaz -. In sostanza ci siamo chiesti se ci fossero artisti che realizzano opere per le chiese. In realtà ce ne sono, ma si tratta di opere per chiese moderne». Da qui l'idea di unire un gruppo di pittori, scultori e intellettuali per ragionare su come collocare in un luogo sacro un'opera che non desse fastidio. «Abbiamo lavorato per più di un anno – ha proseguito -, era stata promossa una mostra al confine fra Italia e Svizzera. Le opere erano state collocate nella cappella dei frati, quando questi sono andati via da Tirano, sono state depositate al museo. Ora era giunto il momento di renderle visibili al pubblico e la collocazione alla casa di riposo (ieri rappresentata dal direttore, Paolo Muzio) ci è parsa molto bella».
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