Giulio Cesare: teatro della violenza
La tragedia shakespeariana sulla congiura contro Cesare e il suo assassinio è di straordinaria potenza e di altrettanta straordinaria attualità. Tragedia di Cesare, e con esso dell'ordine costituito - ma anche e soprattutto tragedia di Bruto o dell'ideale stesso di libertà, e tragedia d'Antonio la cui orazione funebre per Cesare saprà mutare l'opinione del popolo - questo capolavoro shakespeariano illumina in profondo il rapporto fallimentare fra virtù pubblica e privata, fra ingenuo, stoico eroismo e senso politico dell'azione. Andrea Baracco firma lo spettacolo “Giulio Cesare” che approda stasera (6 marzo) alla sala don Chiari di Sondrio. Nel “Giulio Cesare” Shakespeare mette in scena una società in via di estinzione, una società colta esattamente nell'attimo terminale del proprio crollo, una società vittima del suo fallimento intellettuale, spirituale e politico. Shakespeare scatta una "fotografia" di una Roma livida e ferocemente allucinata, dove sullo sfondo, al di là dei colli e dei monumenti, compaiono le nitide sagome di avvoltoi e di famelici cani rabbiosi pronti a scagliarsi con insaziabile violenza addosso a corpi mal conciati dal crollo fisico e nervoso. La Roma disegnata da Shakespeare è una città che vive sotto un cielo di piombo, sotto l'ombra di un'ingombrante corona di ferro, una città di silenzi che si fanno culla di improvvisi rumori, assordanti; è una Roma dove si sentono scrocchiare mandibole e strofinare violentemente mani l'una contro l'altra (Casca), in cui i corpi, sfiorandosi, producono sordi suoni di lamiera (i congiurati tutti); è una Roma nascosta e privata che si raccoglie alla luce di una lampadina per produrre, poi, squarci e profonde ferite nei luoghi pubblici (ancora i congiurati); è una Roma che suona di passi solitari e furtivi (Cassio), di verità indicibili che esplodono in pensieri assordanti, in sogni maldestri (Cesare e Bruto), in visioni apocalittiche nate da menti di donne sterili (Porzia).
Il senso ultimo del testo di Shakespeare non è incentrato né sulla figura di Giulio Cesare (che infatti l'autore fa morire a metà del III atto) né tantomeno su quella dei suoi assassini, né su un episodio della storia romana, ma pone l'accento sulla violenza in quanto tale e sulla sua origine, una violenza non controllata, che nasce dall'incertezza, dalla precarietà, dalla crisi, una violenza che si manifesta sia attraverso le scelte e quindi poi le conseguenti azioni di uomini "illuminati" e pubblici, sia attraverso le reazioni umorali di una folla inferocita e liquida.
Biglietto a 22 euro, riduzioni per i giovani fino a 25 anni con biglietto a 3 euro. Prevendita al Comune di Sondrio o, secondo disponibilità, la sera stessa.
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