Clef, Castelli e Cumù: ecco dove si edificherà ad Aprica
Niente nuove aree edificatorie, ma vengono mantenute quelle già presenti nel vecchio Piano regolatore che, anzi, sono state ridotte. Per chi per anni ha pagato Ici e poi Imu per aree edificabili che ora non sono tali, ci sarà un bonus volumetrico da poter “usare” in altri spazi dove, invece, è prevista l’edificazione.
Sono alcuni dei principi su cui si fonda il nuovo strumento urbanistico di Aprica che il Comune è riuscito ad adottare entro la fine del 2013 – nonostante le previsioni negative di metà dicembre – evitando di incappare nell’esclusione dall'accesso al patto di stabilità territoriale per l'anno 2014 con un indicatore negativo nell'indice di virtuosità. Vista la nomea di Aprica come località “rovinata” dalla speculazione edilizia degli anni passati, il sindaco, Carla Cioccarelli, tiene a precisare che si costruirà «meno e meglio». Anzi «nuove zone non ce ne sono rispetto alle precedenti del Prg che vengono ridotte – afferma -. Mi riferisco ai Clef 2 (prosecuzione del lotto sopra Santa Maria), ai Castelli, al Cumù sopra la chiesa di San Pietro. Le zone ripide e dove c’è un bosco ben radicato diventano non edificabili. Le aree si riducono, dunque. Il criterio utilizzato è stato quello di non penalizzare i cittadini, ma di distribuire la ricchezza un po’ per tutti. Ecco perché nelle aree non più edificabili sarà assegnato ai proprietari un bonus volumetrico, legato alla perequazione urbanistica, spendibile nelle aree dove è possibile o incrementare la volumetria esistente o posizionarne di nuova». Secondo il sindaco, il costruito si distribuirà su tutto il paese in una chiave più moderna. Nei vecchi nuclei è prevista la salvaguardia degli edifici: «Abbiamo cercato di trovare il giusto compromesso fra la salvaguardia e la sistemazione dei vecchi edifici – prosegue -. Inoltre nel Piano del governo del territorio è prevista una maggiore attenzione ai materiali e ai colori grazie ad una tabella cromatica. In pratica ci sarà una libertà di scelta dei colori per il cittadino, ma all’interno di un carnet per evitare colorazioni troppo particolari e per suggerire principi di omogeneità e buon gusto».
Il Pgt di Aprica ha comportato otto anni di gestazione, non pochi dunque, anche se serate di presentazione alla popolazione non ce ne sono state. «Il Pgt è un piano talmente complesso, che si soprappone alle norme del piano provinciale e di quello regionale, che abbiamo preferito presentare la nostra proposta alla cittadinanza con l’adozione di dicembre – si difende il sindaco -. Ora, però, ci saranno trenta giorni per la visione e altrettanti per raccogliere le osservazioni. Dunque ognuno potrà dire la sua. Preciso, però, che abbiamo promosso incontri con i professionisti che operano in paese e che ringrazio per la disponibilità, perché ci interessava che le norme urbanistiche fossero lette dagli esperti e che non dessero adito a dubbi o interpretazioni».
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