Da Ersaf una lezione di economia circolare
«Non vogliamo promuovere la conservazione di un'urna con dentro delle ceneri, ma tenere acceso il fuoco delle tradizioni. Tradizioni che possono ancora dare reddito e sviluppare un'economia sostenibile in Valle».
Parte da questa consapevolezza e da questo intento il progetto “AlpBC” presentato ieri, nella sede della Camera di Commercio di Sondrio, da parte di Alessandra Gelmini di Ersaf e che vuole portare conoscenze e competenze in ambito di cultura edilizia alpina, di sviluppo territoriale e di sostenibilità ecologica. Parole che, spesso, paiono dichiarazioni astratte di intenti, invece, Ersaf le ha coniugate sul territorio. Un esempio? La pietra della Valmalenco che è stato il fil rouge della giornata, rappresentando le potenzialità legate alla filiera corta e, soprattutto – termine più nuovo -, ad un'economia circolare. «La pietra, che insieme al legno è il materiale alpino più popolare – afferma Gelmini - potrebbe rientrare in uno sfruttamento di filiera corta (anche se viene esportato all'estero) e in un'economia circolare con il recupero di sfridi e della polvere di lavorazione in modo che tutto venga usato. Devi esserci un cambio di paradigma e di approccio, per cui qualsiasi parte del materiale non sia definito rifiuto o ridotto a scarto, ma sia considerato un sottoprodotto. Per il legno è semplice, per la pietra è più difficile, ma non impossibile».
Il progetto “AlpBC” è, infatti, mirato a favorire la competitività alpina non tanto e non solo partendo dall'edilizia quanto dalla cultura del costruire in montagna, che è un tesoro prezioso che dovremmo ricordare e promuovere per trasformare l'abitare il paesaggio di oggi. «Ci troviamo nelle condizioni di distruggere quello che già c'era o il paesaggio per costruire strutture nuove – prosegue Gelmini -. Gli antichi, invece, erano capaci di costruire, in un territorio difficile come quello della montagna, non con regolamenti ma con la saggezza dell'adattarsi. Il risultato è che sono riusciti a sopravvivere a condizioni anche estreme di clima e morfologia, realizzando strutture che resistono ancora oggi per bellezza, solidità ed efficienza, pur con limitazione dei materiali». Da notare, però, che qualcuno, nel territorio, sta promuovendo la ristrutturazione di edifici premiando chi usa materiali locali e la competenza. «La risorsa non è solo materiale, è anche competenza di saper fare – dichiara Gelmini -. Cito la frase dell'architetto Luigi Snozzi che dice: attenzione perché ogni volta che costruiamo qualcosa, distruggiamo qualcosa. Per cui distruggiamo con senno!».
Gelmini propone un altro esempio che potrebbe innescare una microeconomia: quello del Centro di flora autoctona del Parco Monte Barro che sta cercando di valorizzare i semi dei fiori autoctoni per il rinverdimento dei pendii dopo dissesto idrogeologico e che può essere valido anche a fine stagione sciistica. I semi sono più biodiversi, più resistenti, più sostenibili, non vengono dalla Cina come accade oggi. «Non è solo una questione estetica, ma anche ecologica e di sostenibilità – conclude la consulente Ersaf -. Se si spingesse in questa direzione gli agricoltori con il taglio dei prati e la conservazione del fieno potrebbero ricavare una microeconomia di sussistenza che starebbe in piedi da sola. Nel Piano d'area della media e alta Valtellina Ersaf ha dato questa indicazione che è stata recepita e inserita».
|