Aumentano le richieste danni ai Comuni
Caduta su una lastra di ghiaccio, oppure su una buca o uno scoscendimento sulla strada? Per pedoni, ciclisti e automobilisti è divenuto ormai uso e costume quello di chiedere il risarcimento dei danni al Comune.
Il caso esemplare è quello del Comune di Piateda, dove negli ultimi anni sono lievitate le richieste di questo tipo da parte della popolazione con la conseguenza che l’assicurazione rischi contro terzi è salita da 5mila euro a 14mila euro. Cittadini soddisfatti – ma non tutti, visto che molti dei ricorsi finiscono in un nulla di fatto -, ente comunale al salasso. Ma i soldi, anche quelli del Comune, sono sempre dei cittadini, alla fin dei conti.
«Premesso che ho 18 anni di servizio alle spalle – spiega il vigile comunale, Giovanni Piasini -, devo dire c’è stata un’escalation di richieste di danni da parte della gente che ora ci tenta in tutto e per tutto. Eppure la legge parla chiaro: il risarcimento c’è solo a fronte di un’insidia o un trabocchetto non prevedibile». In altre parole in caso di un punto pericoloso non segnalato o una buca non visibile e dunque non prevedibile. Se l’utente della strada, pur in presenza di un difetto di manutenzione, ha tenuto una condotta colposa (è stato disattento o poco prudente, dunque ha responsabilità per quanto accaduto), tale comportamento non comporta necessariamente che il danno sia risarcibile.
Gli esempi di richieste di danni rivolte al comune di Piateda si sprecano. «Mi viene in mente quello di una signora che, uscendo da casa con le pantofole, è inciampata nel cordolo di un tombino – ricorda il vigile -, che con l’assestamento del manto stradale, sporgeva leggermente. La caduta è avvenuta a 15 metri dall’abitazione della signora che avrà visto quel tombino chissà quante volte». Oppure un signore che, scendendo in bicicletta dalla strada di Piateda alta, ha preso un avvallamento ed è rovinato a terra, ha battuto il capo ed è stato elitrasportato all’ospedale. Una ciclista sul sentiero di collegamento fra la strada promiscua e il sentiero Valtellina si è imbattuta su cordolo ed è caduta. L’elenco prosegue con la richiesta di risarcimento di un’anziana di 80 anni che, d’inverno, al cimitero è caduta su una lastra di ghiaccio fratturandosi un arto. «Una volta succedeva una volta ogni tanto che un cittadino facesse queste richieste, ora capita più volte all’anno finché la compagnia assicurativa che ci seguiva non ha voluto coprirci e ha chiesto un adeguamento del premio alzando in maniera non indifferente la quota. A quel punto abbiamo cambiato assicurazione».
Ed ecco spiegata la cifra di 14mila euro che il Comune deve pagare. E in tempi in cui i Comuni si trovano a raschiare il barile anche 14mila euro fanno la differenza. Senza contare le pratiche per l’istruttoria che deve essere aperta e la trafila burocratica. «Quanto sta accadendo è una nota dolente per il Comune – commenta il sindaco, Aldo Parora -. Per quanto ci riguarda cerchiamo e cercheremo di rendere le nostre strade sempre più sicure, ma siamo in un contesto idilliaco rispetto ad altre situazioni. Questi contenziosi non fanno sicuramente bene al Comune». Insomma in questo caso non è valido il detto che tentar non nuoce.
«Mi ricordo che quando ero piccola e nevicava non c’erano mica i mezzi meccanici a far via la neve dalle strade. Passava una slitta di legno che semplicemente apriva un varco nella neve per poter far arrivare le persone alla stazione del paese. La slitta non passava alle 7 di mattina, ma a mezzogiorno o quando ce la faceva».
Altri tempi si dirà. E lo può dir bene il sindaco di Bianzone, Franca Pini, che ricorda con nostalgia questo spezzone d’infanzia. E che oggi, invece, è primo cittadino, al suo secondo mandato, di uno dei Comuni finiti al centro di contenziosi per la presenza di ghiaccio sulle strade, ritenuta causa di infortuni. Anche all’ente pubblico di Bianzone, infatti, è arrivata nei mesi scorsi la richiesta di risarcimento danni per una caduta sul ghiaccio avvenuta su una strada comunale in una zona d’ombra dove la neve, che si deposita in inverno, ci rimane fin quando non arriva la bella stagione. «Penso che ci voglia un po’ di buon senso – commenta in generale questa “abitudine” dei cittadini il sindaco -. Il Comune può essere responsabile per determinate mancanze, ma i primi a dover stare attenti e a cautelarsi da incidenti sono i cittadini. Il Comune non può sostituirsi ad un’assicurazione privata, se non dovrebbe pagare cifre folli. Non credo che sia positivo fare ricorso contro gli enti pubblici, sta anche nel senso civico di una persona».
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