Ghiacciai e caldo: fusione del 30%
L’estate di caldo eccezionale del 2012 ha avuto pesanti ripercussioni sui ghiacciai della Valtellina e, in generale, delle Alpi.
Il dato è eclatante: la fusione è stata fino al 30% superiore rispetto alle medie del recente passato e quindi con rilasci di acqua non trascurabili per i ghiacciai del Gruppo Dosdè-Piazzi e delle Alpi. È lo scenario mostrato dal laboratorio a cielo aperto Dosdé-Piazzi, il bacino glaciale valtellinese che, grazie a Levissima (acqua minerale del Gruppo Sanpellegrino), è stato attrezzato nel 2007 con strumenti che rilevano le condizioni meteorologiche, la fusione glaciale, i relativi effetti sui torrenti d’alta quota e il permafrost, o ghiaccio nascosto nella roccia e nel suolo. Gli studi condotti dai ricercatori dell’Università degli Studi di Milano, guidati da Claudio Smiraglia e da Guglielmina Diolaiuti, hanno rilevato nell’estate appena trascorsa temperature massime superiori ai 15°C sui ghiacciai alpini, a oltre 2.850 metri di quota, e volumi d’acqua compresi tra 50.000 e 160.000 metri cubi riversati al giorno nei torrenti d’alta quota a seguito della fusione di ogni ghiacciaio. «Nell’estate 2012 la fusione è stata intensa - spiega Claudio Smiraglia - e ha quasi raggiunto i livelli registrati nell’estate 2003. Il ghiacciaio Dosdè orientale ha visto lo spessore della lingua assottigliarsi di oltre 3 metri nei settori inferiori e di poco meno di 2 metri nelle zone superiori. Se pensiamo di estendere questa perdita a superfici glaciali di diverse migliaia di metri quadri, si ottengono facilmente volumi superiori ai 50.000 metri cubi di acqua rilasciata al giorno per ghiacciaio, che possono salire a 160.000 metri cubi nel caso dei ghiacciai di grandi dimensioni». Non si tratta però di una vera perdita, infatti, l’acqua rilasciata dalla fusione nivo glaciale finisce nei torrenti dove diventa disponibile per i sistemi ecologici di alta montagna o da dove viene trasportata per confluire nei grandi fiumi di pianura, mitigando così le magre estive.
La stazione meteorologica Levissima ha rilevato, inoltre, nei due mesi più caldi del 2012 temperature medie giornaliere quasi sempre superiori agli 0°C - con medie intorno ai 7°C e massime di oltre 15°C – portando quindi il ghiaccio alla fusione; durante la notte inoltre, la temperatura è raramente scesa sotto zero, fatto che ha impedito ad almeno una parte dell’acqua fusa durante il giorno di rigelare. «Infatti - spiega Diolaiuti - in soli 8 giorni, tra luglio e agosto, la temperatura minima sul ghiacciaio è scesa sotto gli zero gradi, per i restanti 53 giorni si sono registrate temperature minime sempre positive e quindi fusione continua».
Quest’estate, avversa per il glacialismo, rientra in una riduzione in atto da diversi decenni: i ricercatori dell’Università degli Studi di Milano insieme ad alcuni esperti del Politecnico di Milano hanno dimostrato come, analizzando i ghiacciai del Gruppo Dosdè-Piazzi tramite foto aeree nel periodo 1954-2007, i ghiacciai di questo settore delle Alpi si siano ridotti del 50% nell’ultimo mezzo secolo e come la riduzione sia stata molto più intensa nell’ultimo periodo. Gli amanti della montagna che quest’estate hanno visitato il Gruppo Dosdè-Piazzi e il resto delle Alpi, avranno notato che anche il paesaggio ha subito dei cambiamenti. «I terreni lasciati liberi dal regresso dei ghiacciai, prima interessati da vegetazione erbacea e prateria alpina - afferma inoltre il Professor Smiraglia - vedono oggi la comparsa di vegetazione arborea, dando una nuova veste ai paesaggi d’alta quota». Ecco perché continueranno a monitorare i cambiamenti climatici in atto e le relative ripercussioni sulla criosfera, con l’intento di proteggere e preservare i ghiacciai, preziosa risorsa per il nostro ecosistema.
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