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Vecchio 11-08-09, 00:55   #1
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Predefinito Fragore e stupore al concerto d'organo di Aprica

C’è stata come una serie di coincidenze al concerto d’organo, che si è tenuto sabato sera nel santuario di Maria Ausiliatrice di Aprica: l’anno scorso nel primo anno della dipartita di don Sergio Marcianò si è tenuto un concerto che, sabato nel decimo anniversario della consacrazione del santuario, è stato eseguito invece da un alunno di Marcianò, ovvero Roberto Santocchi. Curioso anche che Santocchi abbia proposto brani già suonati nella vicina chiesa di S. Pietro, ma che ora con il potente organo del santuario - «il terzo per grandezza e importanza della Diocesi», come sottolinea il parroco – hanno permesso una sintesi coloristica differente. Ed, infine, un ultimo numero: il 200esimo anniversario della nascita di Mendelsshon, le cui sonate sono il perno della serata.
Un insieme di coincidenze, ma non solo al concerto che don Augusto Azzalini ha regalato al pubblico – purtroppo esiguo – di Aprica. Novità introdotte con grande favore da parte degli ascoltatori la spiegazione introduttiva di ogni brano e la proiezione del musicista alla tastiera e alla pedaliera su una parete della chiesa. Scelta che ha consentito di osservarlo mentre suonava e di capire le differenze registiche durante l’esibizione, in un sapiente movimento di mani e pure di piedi. Il programma proposto da Santocchi ha abbinato in accoppiata tre sonate di Mendelsshon, - che non era organista ma ha lasciato questa produzione considerata il vertice della musica romantica dell’800 - a brani di Hindemith, Dupré e “Psalmen Suite” di Marcianò.
Il concerto inizia con la sonata op.65 n.2 di Mendelsshon seguita da Hindemith che ricalca i modelli musicali del Barocco nelle tecniche e nei movimenti di tastiera. Insolita l’op. 65 n.3 sempre di Mendelsshon sia perché in due movimenti, sia perché finisce con un andante, passando da una gioia importante al massimo della tristezza. La particolarità dei brani presentati di don Marcianò è che ognuno richiama un versetto dei Salmi, uno sembra una specie di girotondo (“Lodate, fanciulli, il Signore, lodate il nome del Signore. Ps. 112,1), un altro termina con il registro di tromba che richiama l’aceto del versetto (“Quando avevo sete, mi hanno dato l’aceto. Ps. 68,22). Caratterizzata da un virtuosismo coinvolgente l’op. 65 n.5, mentre il Preludio e Fuga di Dupré travolge con una melodia intessuta un po’ a pedali, un po’ a mani. Per calmare dal fragore di Dupré è il don a chiedere, come bis, “Chante de soir” di Bossi, che risuona quando la sala è ancora buia e viene illuminata solo la scultura di Maria Ausiliatrice di Giuliano Collina. Alla fine dell’esibizione gli applausi sanciscono il gradimento della serata cui il parroco, appassionato di musica, tiene particolarmente. Bello sarebbe che il santuario ospitasse, oltre a questo classico appuntamento, anche concerti di musica sacra eseguiti con altri strumenti.

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