Qual è il filo fra vita e non vita?
Si sono confrontati fra loro prima di parlare ai ragazzi, perché non è facile affrontare tematiche delicate come la bioetica. Ma lo hanno fatto con coerenza e sincerità Giuseppe Valmadre, oncologo e dirigente medico del reparto di Medicina dell’ospedale di Sondalo, e Donato Valenti, responsabile del reparto di cure palliative e terapia del dolore dell’ospedale di Sondalo. L’occasione è stata il primo degli incontri organizzati dall’Istituto Pinchetti di Tirano (su interesse della professoressa Angela Chindemi) dedicati alla formazione e all’aggiornamento e rivolto a studenti e insegnanti. Bioetica: «una tematica per tutti», come ha sottolineato la dirigente Francesca Fumagalli, visto che va a toccare la dignità dell’essere umano dal concepimento alla morte. «La medicina ha fatto grandi progressi che hanno prodotto risultati importanti in termini di miglioramento della qualità della vita e dell’estensione dell'età della vita – ha detto Valenti -. I progressi hanno creato, però. alcuni problemi. Probabilmente 20 o 30 anni fa il dibattito sul caso di Eluana Englaro non ci sarebbe stato perché la giovane sarebbe morta prima. Il problema non è iniziare il trattamento ora, ma sospenderlo».
Uno spunto interessante quello lanciato da Valenti, subito ripreso da Valmadre: «E’ questo per noi medici un momento di outing, di esternazione dei dubbi che pure noi abbiamo. La bioetica nasce quando la vita diventa così lunga ed è necessario un autocontrollo, quando la scienza diventa complessa. Si è passati da una terapia di tumori che andava bene per tutti ad una taglia specifica per il paziente. Oggi in base alle caratteristiche del soggetto, individuiamo il trattamento specifico. Siamo stati così bravi da arrivare a non capire il filo fra vita e non vita. E i motivi religiosi, culturali, sociali si scontrano; è difficile».
Insegnanti e studenti si sono mostrati particolarmente interessati a capire qualcosa in più su cure palliative e tumori. «C’è una cura definitiva del tumore?», ha chiesto una ragazza. «La cura definitiva del tumore è la prevenzione primaria e secondaria – ha risposto Valmadre -. Primaria, ovvero agire in modo tale che il tumore non si formi con l’astensione dal fumo di sigaretta e alcolici. Secondaria, ovvero intervenire quando la malattia è all'inizio con esami e controlli». Domande sono state rivolte anche sulla comunicazione medico-paziente, mai standardizzata ma soggettiva, sull’ereditarietà della malattia, sull’influsso positivo della psiche sulla malattia per cui chi affronta la malattia più serenamente vive di più.
Il prossimo incontro si terrà giovedì 14 marzo (dalle 14.30 alle 16.30) sulle riflessioni della morale cattolica sui grandi temi della bioetica. Relatore don Paolo Bettonagli, dottore in Bioetica ed esperto di filosofia della persona.
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