I meleti hanno sete
C’è bisogno di acqua per i meleti: l’ondata di caldo che ha colpito anche la Valtellina negli ultimi giorni ha fatto bene agli alberi di melo che sono fioriti e, soprattutto da Tirano scendendo, già sfioriti, ma ora le piante – soprattutto quelle messe a dimora l’anno scorso – hanno sete. Il grido di allarme viene, in particolare, nella zona che va da Cologna (frazione di Tirano) a Mazzo dove l’impianto irriguo non è ancora partito, mentre l’impianto di irrigazione della sponda soliva (da Villa di Tirano a Ponte) è già in funzione per le prove tecniche. «Si prevede un abbassamento delle temperature massime di 10 gradi, ma niente piogge almeno fino al 20 aprile – spiega Pietro Panizza, agricoltore tiranese e vicepresidente di Coldiretti -. Le piante non corrono pericolo ora se la temperatura massima cala, tanto più che sabato a Tirano c’erano 32 gradi, ma stanno soffrendo di stress idrico. In occasione della fioritura, già di per sé sono debilitate, come “anemiche”, vivono un momento delicato, se poi l’acqua è carente è un problema che si ripercuote durante l’allegagione, ovvero quando i fiori diventano frutti». E prosegue: «Nel conoide di Cologna, Sernio, Lovero l’impianto irriguo non è entrato ancora in funzione. In base alla concessioni dovrebbe partire il 1° maggio, ma se le prove tecniche non vengono fatte subito per assicurarsi che non ci siano perdite, si corre il rischio che a maggio non possa partire a pieno regime». E, tenuto conto che di acqua dal cielo non ne viene, è bene essere previdenti.
Il presidente della Comunità montana di Tirano, che ha appaltato l’impianto di irrigazione, promette che farà «più dell’impossibile» per soddisfare gli agricoltori, anche se le difficoltà non sono poche. Innanzitutto perché il disciplinare di incarico prevede «che l’impianto entri in funzione il 1° giugno, e non il 1° maggio – precisa Franco Imperial -, mentre le prove tecniche sarebbero da metà maggio. È evidente che se apriamo gli impianti un mese prima si va ad avere costi più alti che non possiamo coprire. Se attiviamo prima l’impianto, insomma, lo dobbiamo anche spegnere un mese prima. Non possiamo implementare con denaro, altrimenti andremmo fuori soglia». Poi c’è il problema della captazione. Due sono le captazioni: quella della Valgranda a Lovero che partirebbe il 1° luglio e quella della Val Rovinaccio di Tovo con diritto esteso 12 mesi all’anno. «Abbiamo chiesto alla Provincia di anticipare per la Valgranda, ma bisogna comunque fare prima le prove. Farò il possibile. Finché non saranno emessi i ruoli, l’irrigazione è a carico della Cm. Sarebbe opportuna, invece, una gestione in modo diretto agli agricoltori o con un consorzio in modo l’ente comprensoriale, che è già molto impegnato, sia scaricato da questo impegno».
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