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Caccia all’orso




Dipinto terminato il: 8 agosto 2000
Ubicato nella contrada di: Santa Maria
Tema: Descrittivo



Artista Alcide Pancot


Alcide Pancot al lavoro durante il mese di luglio dell’anno 2000. La superficie del muro ha imposto all’artista una particolare attenzione nell’uso dei colori, ed una loro sovrapposizione continua. Merita attenzione la cornice del quadro: due legni squadrati nella parte superiore e inferiore, mentre ai lati l’opera e delimitata da sassi dipinti. L’orso ferito e sofferente si aggrappa ad un larice, mentre il cacciatore è ancora in posizione di tiro, dietro ad un tronco, pronto a sparare nuovamente. Il tutto in una giornata radiosa, dove la luminosità dei colori contrasta con la scena cruenta dell’abbattimento del plantigrado. E’ il primo quadro realizzato da Alcide Pancòt. Posizionato all’inizio della contrada di Santa Maria, nei pressi della Chiesa, rappresenta una scena di caccia usuale nel XIX secolo. L’orso, a quei tempi, era assai diffuso sulle Orobie Valtellinesi e la sua estinzione, nelle vallate della zona di Aprica, risale alla fine del 1800. Qui inizia il percorso ispirato alle vicende di Aprica, racchiuse in 16 dipinti.

Un’avventura iniziata nel mese di luglio 2000, vede il compimento del suo primo atto a maggio dell’anno 2002. Sedici dipinti, tra i quali un trittico, sono ora visibili all’interno della contrada di Santa Maria. Rappresentano una parte della storia e delle tradizioni di Aprica, disegnate con mirabile eleganza, forza espressiva e varietà di colori dalla mano di Alcide Pancòt. Le opere sono parte del percorso che riporta il visitatore alla realtà di un tempo passato, la quale pare ancora trasparire dalle vecchie case che fanno da ala agli stretti viottoli della contrada; sui muri le scene di vita quotidiana si intercalano ad immagini rappresentative dei grandi e piccoli avvenimenti che hanno determinato lo sviluppo di Aprica. L’artista ha saputo cogliere con efficacia l’essenza di questo viaggio nella cultura e nella memoria storica aprichese, curando i particolari in ogni quadro, trasformandolo in qualcosa di vivo e presente, quasi fossero trascorse poche ore dalla reale rappresentazione della scena ritratta ed egli conservasse nella sua mente il vivo ricordo di una realtà da poco vissuta. I soffici e precisi colpi di pennello hanno ridato luce ad un mondo scomparso da tempo, ma che nell’era della tecnologia sempre più incuriosisce ed affascina. I paesaggi, le persone, gli animali e gli oggetti di ogni raffigurazione sono muti testimoni di un’era, ma sono anche monito e richiamo alla tutela delle tradizioni che fanno parte del patrimonio culturale della nostra gente. Premessa: Le note che seguiranno non vogliono essere una valutazione o l’espressione di un giudizio sulle singole opere, ma unicamente una guida per comprendere meglio cosa rappresentano.
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