Scoperto il vitigno protogenitore di 178 vitigni europei
Sono stati i romani, durante il periodo di espansione dell’impero romano, a selezionare il vitigno che è diventato il proto genitore di 178 vitigni europei. Fra questi anche il nebbiolo che – ipotesi curiosa – dalla Valtellina è arrivato in Piemonte (terra madre del barolo) e non il contrario. Ha stupito tutti l’ex parlamentare Giovanni Negri, ora completamente dedito alla produzione di vino in Piemonte, con questa riesamina proposta a Tirano in apertura della rassegna Tirano Autunno. A metà fra la storia e l’economia, Negri - invitato dal deputato della Repubblica Italiana, Benedetto Della Vedova – ha presentato il suo ultimo libro “Roma caput vini” che prende le mosse dalla ricerca genetica da cui risulta che 78 vitigni europei sono i pronipoti genetici del vitigno affidato dall’imperatore Marco Aurelio Probo alle proprie legioni, affinché fosse impiantato in ogni terra dell’impero, dalla Britannia alla Pannonia.
«Questo vitigno - l’heunisch (unno) - è anche il vitigno che fino all’alto Medioevo ha prodotto i due terzi di tutto il vino europeo – ha sostenuto Negri -. I vini d’Europa hanno perciò da oggi il proprio padre putativo in Marco Aurelio Probo, in Roma la potenza militare ma anche agricola che insedia la vite sul continente, nelle legioni romane l'imponente strumento che Probo volle trasformare - in tempo di pace - nel più formidabile strumento di diffusione e coltivazione della vite. Roma pianta moltissimi viti fra Padova e Venezia per avere vino a sufficienza per i suoi eserciti. Le uve vengono portate nelle botti ad Aquileia da dove partono i rifornimenti di vino. Poi viene selezionato il vitigno che diventa il proto genitore di 178 vitigni europei». Ma cosa c’entra il nebbiolo? Ebbene risulta che il percorso del vitigno parta dal Pedemontano passi per la Valtellina e arrivi in Piemonte. «Le affinità genetiche fra il nebbiolo valtellinese e quello novarese sono più simili di quelle fra il novarese e quello albese», ha chiuso Negri.
Excursus intrigante per Claudio Introini, presidente di fondazione Fojanini e fondazione ProVinea che ha ricordato come la Fojanini stia collaborando con l’università di Torino proprio per individuare l’origine del nebbiolo che ha bisogno di un clima sub continentale e montano. «Il carattere di questo vitigno è tale che non ne consente larga diffusione, lo colloca in alcune situazioni e questo carattere diventa elemento di forte identificazione – ha detto Introini -. Pochi territori italiani hanno saputo comunicare in maniera corretta l’importanza dei propri prodotti. Ecco che la provocazione lanciata da Tirano di animare qualcosa che, al di fuori degli aspetti enologici, porti all’attenzione il prodotto è significativa». L’enologo Domenico Triacca, grande innovatore nella filiera produttiva e nel marketing, ha osato ancora più: «Visto che il latte valtellinese è stato riconosciuto dall’associazione consumatori come quello migliore in Italia – ha detto - perché non darsi da fare affinché il nostro vino non diventi il miglior vino italiano? In Valtellina abbiamo due elementi fondamentali: il vitigno nebbiolo e il clima autunnale secco per appassire le uve come nel passato. Abbiamo lo stesso vitigno del Piemonte dove si producono i baroli….». A chiudere la carrellata il padrone di casa, il sindaco Pietro Del Simone: «Da produttori siamo diventati buoni vinificatori grazie all’impegno delle case vinicole. Lo Sforzato è il nostro cavallo di battaglia. Penso che la strada sia tutta aperta».
|