"Ti voglio bene". Dillo con gli occhi
E’ più facile dire “ti voglio bene” se ci si nasconde dietro ad un cellulare. È più facile e sicuramente anche meno genuino, meno sentito. Per una dichiarazione così importante occorre essere davanti alla persona a cui vuoi esprimere il tuo affetto, perché la comunicazione è fatta di sguardi, di ammiccamenti, di espressioni del viso e del corpo. Che sono irrinunciabili e che non possono essere sostituite da internet, telefonini, ipod, ipad e iphone.
Lezione speciale per gli studenti di quinta primaria di Villa di Tirano e Tresenda. Una lezione di vita quella che ha impartito Sergio Procopio, clown professionista che ha iniziato il suo percorso nel collegio dei Salesiani di Arese, a undici anni, dove ha incontrato don Vittorio Chiari e Bano Ferrari, che sono stati i suoi principali maestri di vita e di teatro.
Procopio ha tenuto due incontri all’Istituto comprensivo di Teglio per il progetto “La via valtellinese all’integrazione”, sostenuto dalla fondazione Credito Valtellinese, facendo ridere e divertire gli studenti utilizzando la comunicazione non verbale, grazie alla quale si possono raccontare anche fatti molto drammatici con il sorriso, spiegare il bullismo, le dinamiche della crescita e del rispetto attraverso il mimo e le espressioni del corpo.
«Sono sposato e ho tre figli – racconta Procopio –. So cosa sta succedendo perché lo vivo io stesso sulla mia pelle. La tecnologia sta distogliendo i giovani dalle relazioni vere, ci stiamo diseducando a parlare con gli occhi e con il corpo, affidando i nostri pensieri ad uno strumento che non ci parla. La comunicazione è fatta invece di gesti ed espressioni, specialmente di sguardi. Non ci si può far imbrogliare da chi con le parole gioca e dice menzogne. Servono i fatti. Se dici a tuo figlio di raccogliere la carta, lui ci va, ma la riflessione e l’educazione avvengono durante il percorso».
Per dare alcuni input ai bambini, Procopio ha proposto delle divertenti scenette con protagonisti gli scolari. Ad esempio la scena dei “puzzoni” per insegnare ai ragazzi che bisogna lavarsi. Il giusto, però, né troppo né poco. E poi: non fare agli altri ciò che non vorresti che fosse fatto a te. Ecco quindi due studenti alla fermata dell’autobus: lo studente basso viene schernito da quello di meta altezza, finché il basso se ne va tristemente. Arriva poi uno studente molto alto che prende in giro quello di statura media che rimane «fregato» e capisce di aver sbagliato.
Non solo gli studenti sono coinvolti nel progetto “La via valtellinese all’integrazione”, ma anche gli insegnanti per i quali sono previsti tre incontri di formazione con Sergio Procopio.
L’iniziativa, sostenuta dalla fondazione Credito Valtellinese e dal Ctrh (Centro territoriale risorse per l’handicap), è finalizzata a sondare le strategie per una migliore integrazione delle diverse disabilità presenti nella scuola. «Credo che sia importante riuscire a trovare il modo di facilitare l’integrazione degli alunni diversamente abili con uno strumento che vada a beneficio di tutti e credo che Sergio Procopio sia la figura giusta per farlo – afferma il dirigente dell’Istituto comprensivo di Teglio, Maurizio Gianola -. Usare l’espressività del corpo è la strada più efficace, perché quello del corpo è il linguaggio universale. Ringrazio Cinzia Franchetti della fondazione Credito Valtellinese e Daniela Marchesi del Ctrh e auspico che questo progetto possa proseguire coinvolgendo un numero sempre più ampio di docenti e studenti».
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