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Degne di nota La notizia in tempo reale....... o quasi

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Vecchio 05-03-13, 08:05   #1
Abriga.it
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Predefinito Per la neve: "monologo corale"

«I giorni erano tutti uguali. Solo da camminare in quella terra lucida e piatta. Impossibilità di raccontare, solo da camminare». E, infatti, Attilio Corengia reduce della Campagna di Russia quei giorni li ha rimossi dal cuore e dalla mente per più di 50 anni. Un giorno, però, sua figlia (nel maggio del 1995) gli chiede come dono di Natale qualche pagina su quell’esperienza. Il padre trascorre serate su serate a scrivere, fra le lacrime che copiose gli scendono dal volto. Il giorno di Natale regala a sua figlia 361 pagine. Pagine piene di sofferenza e umanità che la figlia decide di far conoscere. Nasce così “Per la neve” lo struggente recital teatrale andato in scena ad Aprica sabato sera. Peccato per l’assenza del pubblico, ma, quando si promuove cultura, Aprica purtroppo non risponde mai. Cinque attori e un musicista (al sax) raccontano la storia dei soldati di quei giorni. Lo spettacolo, suddiviso in diversi quadri, si sviluppa in maniera cronologia e prende in rassegna i momenti della partenza, del viaggio in treno e il trasferimento a piedi, per poi concludersi con la battaglia e la successiva drammatica ritirata. Al «monologo corale» degli attori, come lo definisce la compagnia Gli Erranti che lo porta in scena, si alterna la lettura del diario, così com’è stato scritto nella sua versione originale, che rimane quindi il fulcro del tutto, essendo la vita – e non viceversa – sorgente della finzione scenica. Fra le pagine scorre il ricordo della donna – la mamma, la fidanzata e anche la Madonna -, la marcia faticosa è reale «un giorno – scrive il reduce - mi ero ripromesso di contare i passi, ma non sapevo più neanche che numero ci fosse dopo», la vita «strana» da soldati «la gente che incontravo non era cattiva, gente come noi lontana da casa e famiglia… sguardi che contenevano solo domande, perché nessuno aveva risposte» e poi il silenzio assoluto, il freddo e la neve «che ci mangiava la carne». Alle parole lette e recitate si intrecciano canti dell’epoca e alpini e, nel momento in cui la distanza fra militari e patria diventa insostenibile, la musica si scrolla di dosso la parte letterale, divenendo semplicemente quel suono, maggiormente capace di tradursi in emozioni e atmosfere. Atmosfere piene di quella fragilità che contraddistingue ogni uomo nel momento in cui si ritrova a vivere un presente che non gli appartiene, ma che lo vede pur sempre in prima linea dove non c’è spazio o tempo per indietreggiare. “Per la neve”, dunque, onora quegli uomini che hanno sofferto e che sono morti. Ma non solo. «Tutti abbiamo una Russia nel cuore – dice la figlia di Corengia -. Riscoprirla è trovare l’energia per andare avanti».
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