Bianzone: ricorso alla commissione europea contro il piano cave
La lotta non è più ora contro l’ambito estrattivo di Bianzone, ma contro tutto il piano cave provinciale che prevede 15 cave per 100 ettari di terreno. Ha allargato l’ambito di pertinenza la lotta contro la cava al Ranèe a Bianzone con la presentazione, datata 29 maggio, alla commissione del Parlamento Europeo dell’interrogazione per la violazione della direttiva a causa del mancato assoggettamento alla Vas (Valutazione ambientale strategica) del piano cave della Provincia di Sondrio.
È questa la novità emersa alla serata che si è tenuta al centro sportivo di Bianzone lunedì, cui ha preso parte una folla di persone di Bianzone ma anche di Tirano e di Sondrio, vista anche la presenza di un testimonial d’eccezione: l’attore e scrittore Giuseppe Cederna. L’interrogazione è stata formulata grazie alla mediazione dell’europarlamentare Andrea Zanoni, prima ancora che venisse chiusa la raccolta firme (sono 1.500 le firme raccolte, lievitate dopo la serata di lunedì). «Il comitato ha cercato da subito il dialogo con le istituzioni, ma il risultato dell’ostinazione della Provincia ha prodotto il nostro ricorso all’Unione Europea che metterà in discussione l’intero piano cave – ha detto il presidente del Comitato per la valorizzazione e la tutela della piana, Edj Polinelli -. È ora di discutere questo piano, perché se le conseguenze saranno analoghe a quelle di Bianzone, enorme è il danno alla collettività. Non si può accettare ancora il consumo del territorio agricolo di tali proporzioni». Rinnovato l’invito a cavare nei fiumi piuttosto che su un territorio agricolo di 7 ettari dove operano 10 aziende. Il problema sono i costi: il costo dell’operazione al Ranèe sarebbe di 2 euro al metro quadrato per scavare fino a 5 metri di profondità, mentre nei fiumi di 5 euro al metro cubo. Polinelli ha lanciato un appello al sostegno concreto al Comitato, perché se è vero che tante associazioni di categoria come Confartigiano e Coldiretti hanno dato la propria adesione, ora «il Comitato non può più muoversi da solo. Pensiamo che il problema sia più vasto, abbiamo bisogno che gli enti coinvolti si impegnino in prima persona. Sono due anni e mezzo che lottiamo e siamo riusciti ad evitare che le ruspe iniziassero a scavare, a differenza di quanto è accaduto a Colorina. La Provincia ha dato avvio agli espropri direttamente da parte del cavatore. I proprietari e il comitato presenteranno ricorso al Tar contro la delibera della Provincia, ma ora chiediamo anche un contributo alla gente per sostenere le spese di questa battaglia che non possono ricadere tutte sul comitato e sui proprietari dei terreni».
La raccolta firme, che si chiuderà fra qualche giorno, sarà presentata al consiglio provinciale e regionale. «Speriamo che la petizione venga accolta e discussa – ha concluso Polinelli -. Sarebbe uno schiaffo alla collettività se non la si volesse neppure prendere in considerazione. La nostra azione non è per “testimonianza” ma perché vogliamo ottenere un risultato. Non stiamo facendo politica, ma una battaglia trasversale per evitare che il nostro piano venga messo a soqquadro per un periodo minimo di 9 anni e 6 mesi».
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