Il rapporto fra genitori e figlio a passo di danza
Con la leggerezza dei loro passi di danza, comunicano un messaggio profondo, scuotono lo spettatore-genitore che si domanda, in cuor suo, se tante volte anche lui non riesce proprio a trovare le onde giuste su cui sintonizzarsi con i figli o se, troppo preso dai suoi impegni di educatore e adulto, non ascolta davvero i figli; ma diverte e colpisce anche lo spettatore-bambino che si chiede se talvolta è stato poco coscienzioso e monello. Leggerezza e profondità allo spettacolo di teatro danza “Romanzo d’infanzia”, andato in scena giovedì sera per Tirano Teatro, indubbiamente il migliore – finora – della stagione valtellinese per aver saputo regalare messaggi ed emozioni con l’eccezionale bravura dei due ballerini-attori Michele Abbondanza e Antonella Bertoni. Abbondanza e Bertoni interpretano due fratelli Tommaso di 10 anni e Nina di 8 e, nel contempo, anche i loro genitori – il cambio di ruolo è soltanto affidato ai capelli della ballerina, annodati per la madre, sciolti per Nina – in un difficile rapporto famigliare fatto di indifferenze e violenze che costringe i due piccoli a fuggire. L’infanzia è rappresentata dalla punta di un diamante, unico simbolico oggetto in scena.
La prima fuga avviene nel sogno, raffigurato da una posa talmente bella che sembra un dipinto: la ballerina avvicina a sé con un filo trasparente un cuscino, si distende, solleva le gambe in una posizione da appoggio per il capo del ballerino che a sua volta riposa. Il sogno di libertà viene infranto da una sveglia che suona così a lungo che pure il pubblico crede sia mattina. Ma poi, invece di andare a scuola, i fratelli vanno in un cimitero a visitare le tombe, Tommaso scherza di «essere morto di scuola» (e i bambini ridono) ma dice anche «se io morissi mia mamma mi vorrebbe più bene (e il pubblico si commuove). È buio ormai e i genitori, spaventati nel non vederli tornare, litigano accusandosi di fare «troppo» o «troppo poco», per poi dare una terribile lezione di botte a Tommaso. L’espressività della danza si eleva a momenti sublimi nella cura di baci con cui Nina allevia le «ferite del cuore» del fratello, nello strofinio degli occhi tanto che pare di vedere le lacrime scendere dal suo volto e nella lunga “catena” di mimate parole e urla che esce dalla sua bocca. «Mamma e papà tante volte non ci vedono neanche fossimo invisibili», dice Nina che immagina di avere un bimbo, Tom, che scappa fra il pubblico. Rutilante energia – e teniamo conto che i due ballerini non sono più giovincelli – contagia il teatro quando Abbondanza e Bertoni ballano fra il pubblico, Bertoni corre sui braccioli delle poltroncine, fruga nelle borse per cercare Tom e si procura (è tutto vero) un lieve singhiozzo. Le marachelle raggiungono il culmine con l’incendio che Tommaso provoca nella casa, cosicché il ragazzo viene mandato in collegio dopo uno straziante saluto alla sorella, «il più lungo ciao della storia». E siamo all’ultima fuga, quella del collegio, aiutato da Nina e dal suo amore per lui in una toccante danza per la libertà. Il grande foglio di carta sul quale i due fratelli scrivono la lettera d’addio ai genitori diventa – con un’inaspettata sorpresa finale - una sorta di schermo televisivo su cui vengono proiettate le immagini di due bambini che corrono verso il loro futuro.
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