Gioele Dix fa ridere e pensare
Chi pensava di vedere alla sala don Chiari di Sondrio un Gioele Dix noto, come quello della figura dell’automobilista che ha strappato risate a tutti negli anni (e che pure una fan, al termine dello spettacolo, gli ha richiesto davanti al camerino), si è ricreduto venerdì sera. La pièce, che l’attore ha portato all’ultimo appuntamento di Sondrio Teatro, è stato un mix ben calibrato fra poesia e comicità. Uno spettacolo lirico, se possiamo così chiamarlo, dove Dix – per riprendere il titolo “Nascosto dove c’è più luce” - riflette su se stesso e sul suo essere attore che si nasconde sulla scena, là dove c’è più luce, interpretando altri personaggi dentro i quali si cela.
Risultano così il ricordo di una vita e una confessione, a volte vera a volte inventata, perché il problema – come dice Dix – è capire e le domande urgenti sono tante. Questo tocco di melanconia è, però, intervallato dalla sua pura vena comica che fa ridere il pubblico già all’inizio quando un incubo sconvolge il sonno dell’attore fra una via Verdi da trovare e il wifesharing. Dix si risveglia in uno spazio surreale e si ritrova a dialogare con un’eterea figura con tablet e veste di raso (la giovanissima Cecilia Delle Fratte) che lo incalza con domande senza fornire risposte, lo sottopone ad un test, preambolo forse della partenza per un altrove, un’intervista «per fare il punto e prenderne le distanze». Fluiscono, come pagine di un diario, i racconti più intensi o quotidiani: l’acquisto di una giacca che il commesso di turno vuole spacciare al cliente come adatta per lui, la professione dell’attore scelta – dice ironicamente – «per trasmettere e regalare emozioni», il «grande casino» dell’amore sia quando nasce sia quando finisce, il rapporto con la città (nella fattispecie Milano) dove si fanno «radici nell’asfalto» e dove si invecchia bene rispetto a chi ha deciso di lasciare la metropoli per andare in Val Fraschione.
In questa cornice narrativa, si innestano suoni “celestiali” e una scenografia astratta affidata ad un albero rinsecchito, un sole-luna immobile e ad una struttura trapezoidale su cui sembrano tracciate le linee di una carreggiata che si illuminano con colori diversi durante lo spettacolo. È il cammino, quello rappresentato, in una fase intermedia: fra Paradiso dove «c’è la definitiva assenza di domande» e l’Inferno che non durerà nei secoli grazie alla magnanimità di un Dio generoso. Secondo un rabbino potrebbe durare solo dodici anni. Buon per Gioele che, in un inaspettato flash rosso fuoco, si ritrova cacciato nell’infimo luogo: la caldaia dell’Inferno. Sarà solo per dodici anni?
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