Quante storie dietro ad un trattore
Qualcuno è partito da Poschiavo addirittura alle 7 di mattina per percorrere, lentamente e con grande pazienza, la statale 38 e arrivare a Chiuro. Molti hanno lasciato, invece, il garage di casa nella zona di Teglio e Ponte, qualcuno dalla Media Valle per arrivare puntuali per un appuntamento chiassoso ma ricco di memoria: il “Valtellina Tractor Show”. È quanto è andato in scena, domenica, al raduno di trattori d'epoca che ha visto la partecipazione di 35 mezzi tirati a lucido per l'occasione e brillanti nei loro colori rosso, verde, nero e grigio per lo più. Dopo il ritrovo a Chiuro è venuto il bello: la risalita a Ponte in Valtellina che la carovana – lenta, molto rumorosa e, diciamolo pure, un poco puzzolente per via del carburante con cui questi mezzi sono alimetati – ha percorso senza fretta, tanto quello di ieri era un giorno di festa. E per l'occasione c'è chi ha sfilato da solo alla guida del proprio trattore e chi ha portato anche la famiglia e i bambini, tutti – muniti di un cappellino di paglia con il logo della manifestazione - a salutare i passanti. Sembrava di essere tornati indietro nei tempi nel vedere tanti mezzi di questo genere per la Valle. Ed è proprio qui che nasce lo spirito dell'evento. «Questi veicoli sono l'espressione del lavoro e della fatica dei nostri genitori e nonni e hanno aiutato ad avere quello che oggi c'è: vigneti, terrazzamenti, coltivazioni e anche case – spiega Mario Speziale del team organizzatore -. Ci è sembrato giusto ricordare questo passato di sacrifici, ma lo abbiamo fatto in modo genuino, con spirito sincero e goliardico».
«Lo scorso anno siamo partiti in sordina con venti trattori – aggiunge Renato Lapsus – e quest'anno siamo cresciuti. Io sono arrivato con trattore del 1966 che mio padre aveva preso per aiutare il nonno nella vigna. Poi per vent'anni è rimasto fermo, dopo che si era rotta la frizione, e un paio di anni fa lo abbiamo sistemato, perchè è un ricordo di famiglia».
Claudio Franchetti, tipografo durante la settimana e agricoltore nel tempo libero, è animato da una grande passione, tanto da essere andato con gli amici a Valfurva a prendere, con un camion, il trattore più importante della rassegna: un modello “Ursus” anni '50, di proprietà di un collezionista. Vera manna per gli occhi: il tubo di scappamento sembra quello di una locomotiva. Immaginiamoci quando sbuffa... «Si chiama “testa calda” perchè prima di essere avviato bisogna scaldare la testa per un'ora, poi quando la camera è calda, a mano si avvia il motore – commenta -. E' grandioso». In esposizione a Ponte prima e a San Giovanni di Teglio poi, dove gli “Amis de San Giuan” hanno preparato per i partecipanti il pranzo, pezzi storici che, per la loro unicità, possono valere quasi 50mila euro oggi. Ai tempi – ci rivelano gli esperti – comprare un trattore costava 400 o 500mila lire, oggi si va da 30-40mila euro fino a 380mila euro con potenza da 10 a 400-500 cavalli, ma negli Stati Uniti si arriva anche a 1.200 cavalli.
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