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Dai pasticcini alle "donne e amori"
Per i golosi è stata una tortura, seppure motivata dal piacere del teatro, ma pur sempre una tortura seguire “Pasticceri”, primo spettacolo in cartellone in “Teglio Teatro Festival Valtellina” venerdì sera nella sala Tellina Vallis dell’hotel Combolo (location costretta dal maltempo, ma ben attrezzata a sala teatrale). Gli attori Roberto Abbiati e Leonardo Capuano, come veri pasticceri (peraltro uno di loro è figlio di pasticcere) recitano e cucinano sul serio. Millefoglie, bavaresi, profiterole, torta di frutta, sacher, gianduia non sono finte. Vengono preparate davanti al pubblico, cui sale l’acquolina in un misto di dolci profumi. Azzeccata – e il successo dello spettacolo portato in giro da tempo nel Belpaese – la scelta di “Pasticceri” come prima rappresentazione in gara nel festival tellino che racconta la storia e il lavoro di due fratelli pasticceri : il burbero e l’ingenuo, il realista e l’impacciato. L’intreccio avviene nel laboratorio dei due, fra pentole, ciotole di acciaio, mestoli e planetaria. «Siamo discompatibili», dicono Roby e Leonardo all’inizio. Difatti lo spettacolo è giocato sul confronto-scontro fra due caratteri, fra il fratello bravo e veloce nel preparare creme e farciture ma imbranato con la donna desiderata e il fratello balbuziente, «che arriva sempre. Ma dopo», eppure più spigliato con le donne. Entrambi sono innamorati di Rossana e preparano un banchetto dolce in attesa del suo arrivo (che non avverrà mai). «Profumiamo di dolce e ascoltiamo la radio, molta musica», dicono. La preparazione dei dolci è accompagnata, infatti, da noti brani musicali come “Kiss” di Prince o “Only you”, mentre i pasticceri si muovono sensualmente (o goffamente) facendo passare il messaggio di dolce uguale amore. Esilarante la preparazione dei bigné del profiterole baciati ad uno ad uno dal pasticcere, che in questo modo li saluta, perché li vede per l’ultima volta. Il pubblico ride, ma non sa che ai pasticceri – talvolta – capita di provare davvero malinconia nell’impiegare ore e ore per preparare un bon bon che poi in un boccone viene divorato. Gli attori giocano anche con i piccoli vizi di chi è in cucina: nelle ricette c’è q.b. (quanto basta), ma come si fa a capire? E quando le mani si sporcano ci si può pulire sul grembiule piuttosto che sullo strofinaccio?. Intanto le torte aumentano di numero e così sale il desiderio del pubblico di assaggiarle, tanto che un bambino domanda: «e da mangiare niente?», facendo ridere tutti, pure gli attori che poi fingono di non ricordare le battute o che le luci si siano guastate. Qualcuno capisce che lo sbaglio è nel copione, ma tutto fa gioco per arrivare a dire: «La vita è come una torta. Tagliatene una fetta». La metafora è lasciata tale, invece la fetta vera viene tagliata per il pubblico che, al termine della performance, assaggia le golosità preparate davanti ai loro occhi.
Spettacolo gradevole, che fila via liscio nonostante il tardo orario e che ha raccolto nella sala tellina un numeroso e divertito pubblico.
Improvvisamente il chiostro di palazzo Besta viene invaso dagli schiamazzi di due coppie di innamorati che, con atteggiamenti anche lascivi, si inseguono, amoreggiano e bisticciano. Inizia così – folto il pubblico intervenuto nonostante il cattivo tempo – l’apertura del “Teglio Teatro Festival Valtellina” venerdì sera a palazzo Besta. Agnese Bresesti dell’associazione “Incontri di civiltà” – anima della rassegna – ha sfidato il maltempo e, grazie alla disponibilità della Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggistici di Milano, ha trasferito la prima parte della serata nel chiostro della dimora rinascimentale (al posto del giardino), guadagnando pure in fascino. Dal portico del primo piano si sono affacciati i quattro attori (un convincente Alfonso Postiglione insieme a Dafne Niglio, Roberta Correale e Lino Musella) ad interpretare con passione i versi dell’Orlando Furioso dell’Ariosto, celebrato nella mostra didattica e iperattiva di palazzo Besta, mentre il cortile era popolato da signore in abito storico della famiglia Lavizzari Panizzon, dal gruppo folk Gent de Paes in abito tipico e dagli spettatori. Ad accompagnare mirabilmente “Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori”, i personaggi di Angelica, Bradamante, Orlando, Rinaldo e Sacripante il clavicembalo di Caterina Borinelli e il violino barocco di Michele Melazzini. Applausi convinti per il ricordo nei versi letti da Valentina Capone (direttrice artistica del Festival) e Mauro Mirandola di Tito Di Blasi, cui è dedicata la prima edizione della manifestazione. «Abbiamo voluto con questa rassegna portare una cosa nuova in Valtellina – ha detto Bresesti – e favorire “incontri di civiltà”». Giacomo Prati della Soprintendenza ha ricordato l’impegno dell’ente nell’appoggiare l’interazione di palazzo Besta (la cui storia è stata illustrata a flash da Gianluigi Garbellini) con la gente. Dimostrazione è il numero degli eventi organizzati quest’anno: ben otto. «Abbiamo avuto modo di constatare lo stato contemporaneo della scena», ha detto invece l’assessore alla Cultura del Comune, Fabio Cattania. Fra gli ospiti anche l’onorevole Benedetto Della Vedova che ha letto il messaggio del ministro Sandro Bondi e ha elogiato l’iniziativa. «La cultura è materia fondamentale, è sperimentazione e ricerca – ha affermato il parlamentare -. Ci aiuta a sfuggire alle catene, a guardare avanti, ma anche a capire le nostre radici».
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