Un viaggio a ritroso nel tempo
Immaginiamo di arrivare alle porte di un borgo del passato per entrare nel quale gli euro vanno cambiati in sesterzi, antica moneta che corrisponde a 2 euro e 50 centesimi; immaginiamo di partire con il nostro sacchetto con il gruzzoletto di monete legato alla cintura, ovviamente senza telefonino che è bandito in un viaggio a ritroso in un passato in cui tutti i paesi erano pieni zeppi di persone al lavoro una vicina all’altra, che parlottavano e chiacchieravano fraternamente.
La macchina del tempo, ieri, ha funzionato benissimo a Boalzo dove centinaia e centinaia di persone hanno raccolto l’invito del numeroso gruppo di volontari che ha ricreato l’atmosfera dei tempi andati, legandola al Natale. Un anno intero di lavoro, 150 persone e ieri figuranti di cui 120 adulti e 30 ragazzi, 40 mestieri e 90 costumi fatti a mano. Il tutto per abbandonare per un attimo il 2010 e tuffarsi in un mondo che sembra dimenticato, ma non lo è. L’iniziativa, promossa per il primo anno nella frazione tellina chiamata da sempre il “giardino della Valtellina” e sostenuta con un generoso contributo dalla Comunità montana di Tirano, dal Comune e da alcuni sponsor, è partita con la ricreazione del presepe vivente, con l’annunciazione prima, poi la nascita di Gesù e infine la benedizione dell’arciprete don Flavio Crosta. Il contesto sacro, però, è stato calato all’interno di uno scenario di tutto rispetto dove sono state proposte ben 40 professioni: l’arrotino, il calzolaio, il barbiere, due osterie, il forno che ha cotto al momento ciambelle e segale, il casaro che ha prodotto latte e burro, le donne che sfogliano il granoturco, le filatrici, la mieleria, l’impagliatore, il cesellatore, la lavandaia, la ricamatrice. E ancora il tosatore, il torchio antico con la produzione reale di vino, il lustrascarpe, l’uomo delle lampade, lo spazzacamino, la casa dei “farabutti” come una volta venivano chiamati i bambini. A suggello di Boalzo e delle sue leggende la “bella mugnaia” in ricordo di quella bella mugnaia che si innamorò, contraccambiata, di un giovane tellino che non la poté però sposare visto che i genitori non approvavano. I visitatori, il cui percorso è stato illuminato da torce, hanno potuto anche assaggiare nelle cantine, aperte appositamente, maiale secco, frittelle di mela, formaggi stagionati e non, ciambelle, pagando ovviamente con i sesterzi coniati da una volontaria con la resina proprio sullo stampo dell’antica moneta romana. Un’iniziativa che è stata molto apprezzata dunque e il cui incasso andrà interamente in beneficienza, per sostenere la parrocchia di Tresenda.
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