Pian Gembro: salvataggio della falda idrica
La bellezza e il pregio della riserva di Pian di Gembro sono costituiti dalla presenza dell’acqua; senza l’acqua la palude scomparirebbe e con essa questa area naturalistica, ricca di specie rare, sottoposta ad un’attenta e stretta tutela. Proprio per mantenere la qualità ambientale dell’area la Comunità montana di Tirano, ente gestore della riserva, ha avviato un piano di monitoraggio della falda idrica e di “trattenimento” dell’acqua presente con una diga sotterranea. Un’azione molto importante, prevista dal piano di gestione del Sic (Sito di interesse comunitario) e dal piano della riserva, che viene prima di qualsiasi altre operazione di promozione del luogo. Bene cioè disporre panchine, bacheche, parcheggi con la finalità di un turismo sostenibile, ma prima di tutto viene la tutela scientifica affinché quello che c’è, rimanga.
«L’evoluzione naturale di una torbiera è quella di interrarsi e di evolversi in bosco – spiegano dall’ente comprensoriale . Per fermare questo processo o, per lo meno, rallentarlo si cerca di mantenere alto il livello della falda idrica».
Due le azioni intraprese. «Innanzitutto abbiamo avviato un piano di monitoraggio dell’altezza della falda, cioè sono stati fatti tre sondaggi nella zona della torbiera – proseguono dalla Cm -. Sono stati posizionati dei “piezometri”, ovvero dei tubi fessurati dove l’acqua può entrare, all’interno dei quali sono stati messi dei sensori che misurano l’altezza. Teniamo monitorata l’altezza sia della falda negli ambiti circostanti alla torbiera sia il livello del lago che si trova nell’occhio della torbiera. Questo ci serve per capire che evoluzione avrà nel tempo questo valore». Quindi la seconda azione: «Dall’altra parte abbiamo realizzato delle soglie di impermeabilizzazione ai lati delle due zone della torbiera (parte alta e parte bassa). Nella parte alta, in corrispondenza del ponticello vicino alla casetta della Cm, è stata fatta una “palanconata”, cioè una sorta di diga sotterranea per cercare di mantenere il più possibile l’acqua. Dove l’acqua della torbiera defluisce verso la Bresciana è stata fatta una piccola briglia in modo tale che si possa misurare l’acqua che defluisce. Di fatto con questi interventi, del costo di 60mila euro su finanziamento regionale, possiamo avere un controllo del ciclo idrico della torbiera. La progressiva trasformazione della torbiera e il suo interramento, il cessare dell’attività di escavazione e il clima che sta cambiando portano a questa evoluzione naturale che cerchiamo di contenere. I risultati li vedremo i prossimi anni».
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