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Vecchio 17-10-11, 07:53   #1
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Predefinito Mario Boselli e la moda: il made in Italy da salvare

«Anche in questa valle sapete fare ottimi tessuti; mi viene in mente la Cotoni di Sondrio che pur vive qualche problema; per far il prodotto bello e ben fatto, quello del made in Italy da salvare, bisogna partire a monte, dalla filiera, dai tessuti. E poi ci sono essere tre caratteristiche: il prodotto, la quantità per serie e la vicinanza al mercato». La ricetta è venuta da Mario Boselli, presidente della Camera nazionale della Moda italiana ospite, venerdì sera al ristorante “Delle Poste” a Sondrio, del Lions Tellino, in intermeeting con il Lions Sondrio Host. Il personaggio di spicco della moda italiana - con un pacchetto nutrito di incarichi, fra cui quello organizzare a Milano per la Camera della Moda nove avvenimenti all'anno (Milano moda donna e uomo, Moda showroom, Moda design ecc.) – ha parlato di un tema vezzoso, come la moda, ma legato all'eccellenza del made in Italy e, di conseguenza, ad economia e finanza. Una serata in rosa anche, vista la presenza al tavolo d’onore della presidente del Lions Tellino, Emilia Girometta, della presidente del Sondrio Host Agnese Bresesti, e della giornalista di Rai3 Daniela Cuzzolin che, insieme al marito il comandante Flavio Oberosler (segretario Lions), ha condotto l’appuntamento. Al fianco di Boselli, commosso fino alle lacrime dei doni ricevuti fra cui un “Sassella” che egli stesso aveva scelto per il suo matrimonio ormai cinquant’anni fa, la moglie Luisa Giani “Puci” che bene conosce la Valtellina, pure nelle sue pecche: «Arrivare qui con l’auto – ha detto – è in incubo. E’ possibile che non abbiate ancora una strada veloce?».
Ma il fil rouge della conferenza era il made in Italy, tema sentito anche in questa terra dove l’artigianato, le cose fatte a mano e le cose buone sono di casa, e sono le prime che muovono la qualità. «Veniamo da una situazione economica difficile e complessa – ha introdotto Cuzzolin -. Sembrava che la Moda donna avrebbe portato al pareggio, invece non è andata così. Ma la moda continua ad essere il biglietto da visita nel mondo per il prêt à porter. La moda ci può salvare?». Boselli è convinto di sì. E ha spiegato il suo ragionamento per flash, con incisività e affabilità. Ha detto che il bello ben fatto è stato coniato per distinguere il prodotto italiano da quello francese. «Il lusso è più francese che italiano – ha affermato -, ma è più facile avere successo con il bello ben fatto che con la haute couture. Per dare qualche numero: la haute couture è fatta di uno stilista, un abito e un cliente, con 300 clienti nel mondo, 5 stili producono in Italia, 15 in Francia, meno di 500 lavoratori. Quando parliamo di prêt à porter parliamo di 700mila addetti, un saldo attivo di 12 miliardi di euro pur in fase di crisi». Ed ecco la ricetta: «Noi non siamo tecnologicamente avanzati, ma abbiamo imprenditori piccoli e medi di qualità che sanno coniugare la tecnologia con la creatività. Questa è la nostra risorsa. I distretti industriali sono l’altra caratteristica per saldare le realtà che sono in grado di andare sui mercati internazionali». Guardando al futuro, nella piramide dei consumi, in cima ci sono gli stilisti e le 160 case che la Camera della Moda rappresenta. «In questo settore siamo ottimisti, pensiamo che la capacità di produrre quel bello ben fatto ci dia la possibilità di operare con successo – ha sentenziato -. Alla base della piramide ci sono Paesi con cui è impossibile competere e che fanno produzione massificata. Il trapezio di mezzo è una sfida da affrontare».
Ein riferimento alla Cina, Boselli ha parlato dell’accordo che il 27 marzo scorso la Camera della Moda italiana ha stretto con Beijing. Un «accordo fra i due sarti del mondo», l’ha voluto definire il presidente Boselli, fra il bello ben fatto e il prodotto massificato. «Cento anni fa erano più i rischi che le opportunità – ha detto -. Le opportunità sono state colte dalle imprese universalmente riconosciute, dai grande brand che sono andati in Cina. Ora noi portiamo le aziende medie in Cina. Oggi è cambiato il consumatore cinese che compra prodotti cinesi, fatti dall’industria cinese per i cinesi. Ciò rende le aziende cinesi meno aggressive. Il vero made in Italy, invece, continua ad essere apprezzato da loro, ma non quello dei furbastri che producono lì e lo vendono come prodotto italiano». Fra i punti dell’accordo Boselli ha citato la tutela della proprietà intellettuale, la tutela dei marchi, ma anche il favorire l’accesso degli stilisti cinesi con la partecipazione a Moda donna. «Siamo felici di avere stilisti cinesi che producono capi legati alla loro tradizione – ha aggiunto -. Non ci va bene quando abbiamo produzione simil-Prada, simil-Versace che non sono contraffazione, ma uguale ispirazione. Insomma l’alleanza guarda al futuro».
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